Ogni viaggio si ricrea nel modo in cui pensi le cose. Tutto sarebbe diverso se non lo avessi fatto. Viaggia! Dentro e fuori di te.
27/05/15
La nuova via.
Finalmente libero! Andate via indecenti inconsistenze, tentennamenti frigidi e volontà sopite, proprio in un giorno dove una pioggia costante ha accompagnato il mio tempo, da un punto del cielo osservo uno scampolo di nuova luce che rischiara. Luminosa e sola squarcia la volta di quell' immenso soffitto e allontana nubi cariche di elettricità che si propaga. Piccole risacche di un umore sgonfio, dal quale si dissemina energia dispersa invano per cucire nuovamente quell' involucro di voglie deliziose.
Torna la sintesi di quell' essenza persa. Oltre lo sguardo il cuore pulsa e quella direzione opaca si fa strada in altre nuvole dissolte che si smacchiano. Torna nitido il percorso che riaffiora in breve. Getto gli occhiali e non ho più bisogno di sgranare gli occhi per mirare esattamente quel che cerco. Vele gonfie di una brezza nuova strambano scintille di concreto, che come lapislazzuli caduti sul terreno esplodono macerie di cristalli ed onde. Vertici fradici per la pioggia caduta ora si asciugano, ed il pensiero di una forma già smontata scaccia via le tele in strada come fossero dei recipienti di colore in una caotica kazbah.
Avvitate congetture schizzano via lontane senza pensiero alcuno che non sia reale. Ancora loro e quegli orribili fili tesi, tenute in piedi su quei volti, e su quei volti elettriche e saldate. Altro che maschere, ancora maschere, fatte di cera sciolta e di una crema muffa, mescola di paraffina e spersonalizzante liquido di ciò che si dev' essere. Ed e' un parapendio lanciato al vento che si sgancia, mentre tutto quel filo di recupero si avvolge intorno all' unico timone che può dare direzione.
Allegro e saltellante ingoia tutto il suo timore per quell' ennesimo loop, precipitando ascolta e pensa, quando poteva farlo già da prima, e quello che raccoglie e' per la verità un pallone sgonfio che si affloscia per la sua velocità sconsiderata. Ricche risate e musiche nuove, preludio ad un sollazzo ed alla danza. Scivola via tristezza come olio, e dentro l' olio frigge ancora, rumoreggiando come scrocchio e tuoni insieme. Prende il volo in un velato avvolgersi e guarda per la prima volta nei suoi occhi. E in lei si perde, sperando, temendo di non ritrovarsi più. Quel lento movimento che concilia e che già serra gli regala vento che da tempo e' sconosciuto. Come perla messa in fila, ad altre perle scaglia, per rompere il suo guscio e la conchiglia. Io ringrazio te che ancora non lo sai di quanto mi permetti. Tenebre crucciate e continui cambi delle idee solfeggiano come un' orchestra dove tutti gli strumenti ora si abbracciano. Contrabbassi che suonano le viole, trombe, il maestro e il pianoforte, ci sono oboe, corno e cornamusa, per poi posare gli occhi su tutti gli altri fiati e la grancassa. Concerto di novità e quel quaderno nuovo cui donare il titolo. Pentagrammi e linee dove note si disseminano piano. Coriandoli festosi e un pò da bere, a suggellare quel nuovo confine che si passa fra le cose andate e l' umano divenire. Altra pagina di quello che sarà, al cospetto di una frase chiusa che si lascia andare via nemmeno scritta, mentr' io mi voglio perdere nel vento del tuo cuore come se dolce limitasse un pendio ripido fra tutto il calore che posso ed il sollievo che mi dai. Scivola via, come quel fuoco fatuo che si spegne, butta via brace e getta l' acqua sulle ceneri, questo nuovo suono che sa di boscaglia fitta già piace e fra gli incontri di rami e sulla macchia bassa si ritrova in un sentiero pronto per portarci ancora in vivida realtà che fugge idiote maschere e finalità seconde mai ottenute.
Roberto De Sanctis - All Rights Reserved
La vittoria di Pirro.
Candide voci lontane raccontano un destino dove afflitti corpi sospesi vagano in un oblio inconcludente e senza meta alcuna. Vanesi tormenti e soddisfazioni estirpate dagli angoli più sporchi della cute vengono vissuti come trionfi ed abomini di superflue intensità emotive.
Sono orribili repliche di se stessi in un istante di respiro che ha salvato corpi prossimi al soffocamento. Gettano via a migliaia, e vedo maschere cadere, di minimi che sindacalmente assistono al grido spezzato di una preda sfuggita di un nulla al suo ovvio destino.
Acredini sono messe da parte mentre i violini stridono le loro note su corde spezzate lungo il terreno di una chiesa mossa. Sgominata da quelle bande di ladri vestiti da maggiordomi più nulla possono dentro questa vittoria di Pirro mentre in loro adesso vedo tenerezza più che pietà.
Lo sanno loro, e lo sai anche tu che assisti inesorabilmente al tuo tramonto ed al tramonto della tua menzognera storia. Il tracciato di un domani illumina già da tempo la strada di altri, rimarcando nelle tue bombole di gas finite l' eco di una falsa gioia e di un circense inoperoso impeto. Vedo coordinare ad hoc villane esaltazioni al cospetto di una promessa durata una vita, di avere tutto e poi di non avere nulla. Rimangono lì, come inebetiti automi, a rimbalzare su quel tartan mentre di fronte la sontuosa immagine romana ha avuto gloria e lustro già al principio.
Cardini divellono di una pressione insostenibile. Agitano e viscidi da contraltare fungono ad un unico vessillo che racchiude millenarie sorti. Verità contro menzogna, atonia verso rumore becero. Sapienti mani passano e le nuove costrizioni albergano nel cedimento degli analoghi documenti dello stesso archivio.
Sottile e raffinato e' il gusto di una lettura sublime che ci racconta di un capanno "pippa nera" nella zona che non aspetti. Appare severo ed in termini di dileggio ma con pirandelliano sentimento del contrario affiora duro ed esaltante il vezzo di sapervi inclini a ricercare in noi tutto ciò che non e' mai esistito quando dell' altrui cammino non vi fosse traccia.
Quel coordinato inelegante poi e quell' abbracciarsi come se fosse un gesto di commiato. Vedere lembi di tessuto indosso in cui noiosi temi affiorano colpevolmente citando altri di essere gli artefici della vostra noia. Gaudio in tutto ciò, mentre le note del mio Inno e del fatto che io resto, danno contezza di quanto poco sia l' avervi in fronte.
Al cospetto di una dignità che accelera l' amore, siete voi, che fermi assorbite navigando nelle mediocri pareti di una stalla messa li da parte. Briganti al soldo delle vecchie sfere, aedi falsi di virali storiche bugie, son tutti lì per salutare ancora questa nuova decadente gioia per il nulla, che si aggiunge all' ennesima dimostrazione di quanto piccolo e volgare sia il mondo che vi dona l' esistenza.
Carenza di sospetti e celeri passaggi di vernice assicurano ancora quel poco che riuscite a dilaniarvi in un conflitto di superstite emersione. E a chi non teme, e a coloro che sono in grado di osservare la verità negli occhi senza riverenza, disciplinatamente comunico che le aspettative non sono evanescenti, e che ciò che ci distingue e' questa nuova consapevolezza che stiamo andando a prenderci. Con buona pace di chi del suo conflitto agli altri ha fatto prova di tangibile violenta ipocrisia, serenamente i miei colori arrivano in un cielo terso dove non esiste spazio per la grama vita di un insetto. E con la sobrietà di chi vi vuole in vita per assistere al flagello di una inerzia prolungata dentro un alveo di infima bugia, rallegrandomi del mio guardarvi sorridente vi ricordo che risale a due anni or sono l' era di un nuovo futuro che vi nega l' avvenire. Da quell' esatto istante ciò che credevate fallimento ha dato il la all' inizio della lenta sofferenza che vi guiderà verso la sfera degli estinti. Buona camminata in questo purgatorio di follia che vi appartiene.
Roberto De Sanctis - All Rights Reserved
25/05/15
Come corde, come liane.
L' edera risale quella parete e vi si lega come fossero legate l' una all' altra. Foglie lucide fitte come un alveare a comporre questo mosaico verde che ridipinge e dona vita a pietra e tufo fermi lì da anni. Al soffio del vento risponde un dondolio leggero che come in un valzer su una piazza agita le foglie nella stessa direzione. Il rampicante dolcemente coccola e nell' abbellire finemente ridisegna, così come fa il tempo con le sue fasi ad aggiustare cose che credeva fossero distrutte e andate via per sempre. Quel verde cui la pioggia della stagione invernale ha dato rigoglioso impeto, adesso appare meraviglia e la scalata delle punte resta in attesa degli eventi e delle nuove fronde da appoggiare. Una finestra chiude e taglia la sua strada, che aggirando risolleva verso l' alto il sogno di un bagliore intenso e nuova luce fino al tetto.
Quello e'! E staglia all' orizzonte quel calore perso da un tramonto che scollina, mentre una foglia nuova mi accarezza come fosse stata sempre e divenuta mai. Spirali ed altalene, sulle quali quel bambino oscilla come fosse ancora in tempo per non crescere mai più. Fissa col suo movimento il ricordo di un' età oramai fuggita e nella stessa danza rifocilla il suo sorriso guardandolo dagli occhi suoi lontani.
Tramutato il corpo, mai ciò fu per l' anima. Come quell' edera continua la ricerca di quel sole caldo, come le foglie poste al vento dondola celando ai più la strada che ha percorso per raggiungere la cima. E altra finestra segue, dopo che la prima ha deviato il percorso per un tratto cambiando le valutazioni di un evento già accaduto. Come corde, come liane, sfrutta e serra, crogiolandosi dentro una strada nuova e differente, dalla quale gli orizzonti mutano e le cose appaiono diverse ancora. Come in un tempo andato via sento oscillare ancora quello sguardo di bambino e nell' immagine di un' altalena vuota stringo il mio ricordo per sentirlo vivido ed ancora più presente. Torna la scena, e un alito di vento dona al tutto anche altro movimento. Foraggio di un nutrito gruppo di pensieri, dove il coraggio implode e nuova linfa scema, per poi concedere all' eternità solo un istante nel quale verso tutto ciò che sono.
Andarsene in silenzio fino al suono. Scrollarsi il tempo su quell' altalena dondolando come foglie. Questo il segreto per giungere dentro quell' alveo di anima statica nel sempre. Sigilla e ceralacca timbra, al fuoco testimone scioglie, e l' edera sembra danzare ancora come fosse ora felice. Rami di storie apparenti, steli di pietra e rampicanti. In una storia cupa di denso andare via rimane tutto, mentre quel cuore attento dal terreno si propaga col calore e la natura di un' ovvia rinascita. Archi di liquido e frecce usurate di terreno incontra la parabola di un verde lucido rimasto fermo ed attaccato. Il movimento invece simula la morte apparente nascondendo fra i legni e fra le pietre nuova vita e sentimento. Arde in una fase REM la storia di tutto ciò che era, bollendo il suo trascorso, fra quegli attimi che annunciano il risveglio. Cela dentro nubi incandescenti il suo solstizio. Rinnova una stagione e piega vecchie foglie che coperte se ne vanno via per dare spazio a candide pressioni e nuove idee di tatto cui pian piano si abbandona.
Roberto De Sanctis - All Rights Reserved
21/05/15
C' est la vie.
Condonate le colpe di un inseguimento folle convogliato in una presa di coscienza che non porta a niente, ora mi libero. Frenesia di vetro e soglie oltrepassate restano vittima di una età che inchioda pretese oscene e ipocrisia nascosta. Altre maschere ed assoluto desiderio di nutrirsi di un nulla astratto tanto per, vagano su volti scambiati e resi icona dopo il fallimento della scena e la chiusura del sipario. Gioco, altro che gioco, quando la mano fra le cosce già saliva. E un cuore inquieto pulsa ancora per quel desiderio che va via. Sorrisi e timida soddisfazione mentre la mano stringe la sua tetta e serra a se la schiena, ma Venezia e il carnevale son finiti e grandi secchi di immondizia accolgono quegli abiti che stan cadendo lisi come fossero bagnati dalla melma.
Serpi si allontanano fra dilettanti notti e sudiciume stanco, ciò che si e' diffuso in aria e nel corpo sono solo immagini di un concetto marginale ed appena elaborato. Un gorgoglio di becere passioni salpano per mari lontani e nuovi lidi dove accedere soltanto nei momenti di marea. Violata chiarezza e coerenza violentata, in silenzi appena un po' di rumore e nel rumore caos per stuzzicare ed invogliare al nulla. Aria, altro che aria, ed una strana lusinga per il suo interesse madido, si prestano all' abbandono mentre coerenze nuove iniziano a ricostruirsi alacremente. Cleptomania di sogni e di sventura, a te la scelta e a te la guida della giostra, consumando pure il bordo del confine ed asciugando con sapienti menzogne ricavati e angoli disposti. Frodo e mescola di ignobili sentieri, linee guida per la fine ed il tramonto, greggi e un' altra pecora soltanto che si mette in fila mentre bela in modo raffinato. Ostruisce la vena di passioni ed insabbia il falò che fiammeggiava, servo di un costume squallido e che disintegrando si rifiuta di ascoltare. A questo gioco non si dura se non si e' già preparati ai livelli più infimi della bugia, ascoltano per mal interpretare e gridano quando si può solo toccare. Gran bel culo! Ed anche il collo piace, ma dentro scoppiano malsane le abitudini più stupide, e allora ciao, arrivederci a un altro tempo, dove la crema di una coppia impera, dove lo sconto all' ironia non serve e l' occhio osserva non mentendo mai. Balle, fieno ovunque, e qualche termine importante. In mezzo tanta noia e la ricerca di un qualcosa che se trovato toglierebbe il gusto. Sterza il volante di una fantasia, decimata da un corpo che pur appartenendo ad altri a volte si rigenera in parole vuote. Qual' e' il bisogno, la necessità di dirsi forse se si può semplicemente dire no. Valvole di sfogo e le pressioni sue che si rilasciano, come un palloncino gonfiato che ringrazia per alleggerirlo. Non ero lì a raccogliere da terra ma a prendere, l' elemosina di false identità mi scioglie al sole come ghiaccio sporco di limone. Aspra verità di un acido collante appiccicoso, scoperta ed immediato inserimento dentro un novero di triste finta libertà. Sciogliere nodi occorre, e' fondamentale, soprattutto per chi la sua cecità l' avvelena giorno dopo giorno di cazzate e desideri che rimangono inespressi. Penso tanto a quella collezione di facce che ho percorso in tutta la mia vita, ho già vissuto molto anche se sono ancora pronto al resto, ma proprio perché tutto e' già passato, ho già voluto, avuto e poi dimenticato. Bon voyage francesina dalle sode natiche suadenti.
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20/05/15
La compassione.
Lessi le ultime righe di quel libro con un umore sadico. Mi sembrava parlassero di me e nell' epilogo mi preoccupai di rendermene distante almeno un pò. Mi ero sempre calato nelle mie letture isolandomi dalla realtà, pertanto era abbastanza consueto che mi sentissi spesso toccato intimamente dalle parole dei vari autori che avevo deciso di leggere, ma stavolta era successo qualcosa, e quel libro, sebbene fosse ambientato alla fine del tredicesimo secolo, mi aveva dato l' impressione che a vivere quella vita fossi stato proprio io. Ho sempre avuto una posizione piuttosto ambigua sulla reincarnazione. Da buon cristiano avevo subito un retaggio culturale che mi spingeva a massimizzare le mie riflessioni spirituali spalmandole nella vita e dovendone trarre beneficio nel lasso di tempo intercorso fra la nascita cerebrale e lo spegnimento delle velleità della mia mente. Il resto era lasciato al caso, a quel fato che usiamo chiamare Dio o destino, ma questo fatto della rinascita possibile, della vita nei cieli, mi aveva sempre convinto poco, anche perché facevo spesso i conti con dei deja-vu che mi facevano pensare che alcune cose io le avessi davvero già vissute in altri tempi. Quella volta era successo lo stesso.
In quelle righe anche l' odore della carta era diverso, sembrava come fosse impolverata. Un sapore antico permeava la lettura, mentre avevo smesso i miei vestiti per indossare un saio da frate ed una corda. Vagavo scalzo per dei luoghi al centro di Enotria, fuggendo da una consapevolezza e rimediando ogni tanto qualcosa da mangiare. Delle volte lo avevo anche rubato, e sebbene io sembrassi un frate non dovevo esserlo. Nel libro il vino aveva un sapore molto diverso, e l' acqua dei ruscelli dove mi chinavo per bere era molto più buona. Osservavo le piante e pensavo a grandi possibilità, intorno la vita non era molto diffusa, quella umana intendo, e a parte qualche stalla e qualche cavaliere incontrato di rado, avevo attraversato rigogliosi campi dove intere famiglie erano intente alla raccolta, ma nella gran parte del tempo soltanto la natura era esplosa, e rimanevo li a guardare quella sublime scena che come un dipinto mi si affacciava agli occhi.
L' Inverno era trascorso e non ne ricordavo alcuna traccia, accarezzavo i germogli al fianco dei sentieri che percorrevo, smettendo di apprezzarli solo il tempo in cui mi discostavo ricacciandomi nella radura o nei boschi quando si avvicinavano estranei viandanti o quando sentivo giungere cavalli. Mi ero spesso fermato a riflettere, ed in quei momenti i miei occhi filtravano i rami degli alberi fissandoci il cielo attraverso, per qualche istante la mia realtà tornava ed a sua volta mi sembrava essa stessa un deja-vu su quello che stavo vivendo in quella lettura.
Come corde di cappi i rami di un salice piangente rigoglioso piovevano tutto intorno. La mia schiena poggiata sul tronco beneficiava di tutta quell' ombra ed avevo acqua a sufficienza, ma i morsi della fame si erano fatti sentire già da tempo. Fu in quel momento che, preso dai rumori dello stomaco, osservai quell' albero in fondo alla scarpata. Quelle sfere perfette, luminose, mi rapivano, interrompendo l' ordine delle gradazioni di verde che quel palco sotto il salice mi aveva offerto. Scostatomi dal fusto e da quell' ombra, curiosamente avevo cominciato a scendere per raggiungere quei dolci frutti. Scorsi una strada aperta, dove l' erba calpestata dal passaggio dei cavalli aveva iniziato a seccarsi. Avevo premura di non fare rumore al passaggio, e per la verità, anche se non avrei dovuto interessarmene lo consideravo necessario. E ci riuscii, silenziosamente scalzo mi avvicinavo verso la mia preda. Sarà stato il sesto senso a farmi riconsiderare ancora una volta che una freccia scagliata può uccidere, fatto sta che mi voltai ed a sinistra si stanziava un brigante vestito di tutto punto. Lo guardavo e per pochi istanti lui fece lo stesso, poi corse verso di me ed io per riflesso cominciai a fuggire nella direzione opposta. Percorsi una ventina di metri e le urla del brigante da feroci si interruppero immediatamente. Voltandomi una nuova volta io lo persi, allora camminai perché sentivo i suoi lamenti. Mi affacciai in una parte di campo dove il fieno sembrava interrotto. Effettivamente una buca di erba faceva da alcova al suo corpo supino. Aveva la testa sfondata e perdeva del sangue, mentre guardandomi appena prima di morire per la gravità della ferita sembrava volermi dire qualcosa anche se rimaneva muto. Degli scatti gli facevano muovere la testa e la bocca senza che il suo volto perdesse l' espressione terrorizzata. Era assolutamente consapevole del fatto che stesse morendo, ed agonizzante ai miei piedi proseguiva questo flusso di movimenti intermittenti. Cercavo di comprendere come fosse potuto succedere mentre il terreno si inondava del suo sangue. Vidi una pietra e due persone che salivano verso di me da quella pianta dai sui frutti ambiti. Io li guardai, poi guardai lui. Domandai loro: "perché lo avete fatto..." e loro mi risposero in una lingua incomprensibile, fatta di primordi e antichi suoni. Tornai alla mia carta ed al profumo, ai miei vestiti ed alle sensazioni tattili, fra le mie mani ritrovai quel libro e quelle righe. Buttando l' ultimo sguardo a tutte le pagine già sfogliate compresi che la storia del brigante era la mia, com' ero io quel frate scalzo. Avevo attraversato il tempo per rinascere in un altro e morirvi ritrovandovi quel senso di giustizia oramai perso che porta un individuo a tentare di difendere Caino.
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17/05/15
Tutti, e tutto, per la Lazio.
Questa stagione ci consegna un patrimonio ENORME, indipendentemente da come la Lega, la Federazione ed i loro maggiordomi hanno deciso che debba finire questo campionato.
Siamo all' alba di una comunione di intenti MAI rinvenuta nella nostra STORIA; si e' creata un' alchimia che non fu possibile nemmeno in quel lungo Inverno del 1974.
Essa nutre la LAZIO ed i suoi Giocatori, ma anche tutti gli altri Tesserati ed i tifosi. Siamo tutti testimoni, con modalità e partecipazione diverse, di un tempo in cui viene foraggiata una passione nuova, molto differente da quelle vissute in precedenza.
Oggi la Lazio non e' una pianta che cresce, che riceve beneficio da un trofeo vinto o da un obiettivo centrato. Quello cui stiamo assistendo quest' anno e' un periodo di EVOLUZIONE, il trait d' union fra un affetto fatto di componenti ben distinte, ed un altro AFFETTO, nuovo, dove tutte queste componenti sono state convogliate insieme, ed ora muta.
Dicevo... la differenza sta nel fatto che oggi la Lazio non e' più una pianta che cresce, ma e' effettivamente l' ultima pianta rimasta che viene accudita perché si possa diffondere di nuovo per non estinguersi e perdere per sempre.
Siamo nel momento in cui un nuovo germoglio si e' affacciato alla vita. Nuova acqua purissima sgorga dalla fonte di un fiume per nutrirla. Esiste la CONSAPEVOLEZZA che ce l' abbiamo fatta, ma al contempo permane quella voglia di accudire e di sorreggere, che si accompagna alla paura ed alla conseguente determinazione nel volerla proteggere.
Fino a questo tempo nuovo la Lazio era una spugna, essa assorbiva rilasciando lentamente tutte le negatività che chi non la comprende adora riversarle contro. Come una fisarmonica alternava picchi elevatissimi di intensità positive per poi picchiare come aquila in un baratro di avversità terribili. Al suo andamento rispondevamo noi tifosi che, complici le esperienze già trascorse, tracciate come DNA acquisito, potevamo conservare razionalità raschiate in momenti di giubilo e serrare denti ed impettirci in quelli di disperazione.
Oggi questa FORZA ci appartiene. E' propria come una caratteristica indelebile.
La nuova Lazio e' una parete di CEMENTO che sta evolvendo ACCIAIO, ricaccia indietro qualunque cosa alcuno tenti di scagliarle addosso. Lo fa oltretutto in maniera più potente e sadica, come se avesse conservato in se tutto l' orgoglio chiuso dai primordi dentro la sua storia.
Questa stagione ci consegna un patrimonio ENORME, indipendentemente dal campo , dagli spalti o dallo stesso Calcio inteso come SPORT.
Quello che sta mutando e' la consapevolezza che la CITTA' di Roma ha della Lazio. Si sta lentamente svestendo delle vecchie abitudini rancorose per quel NO del 1927 e, come nodi che stanno giungendo al pettine, adesso riaffiora l' importanza del MESSAGGIO Lazio, scientemente sommerso da chi dal suo celarlo aveva chissà quale interesse.
Tutto intorno e' un crollare di false certezze. Cadono a terra antiche maschere dietro alle quali laidi visi e fameliche bocche nascondevano bramosie di potere e desideri di rivalsa. Ad essere colpite sono via via anche le taglienti lingue che, come pesci ormai pescati si dibattono sul bagnasciuga giusto il tempo necessario per slamarli.
E' un' orchestra quel che vedo, e finalmente ci si rende conto di quale testimonianza di PUREZZA sia la nostra storia. Dentro gli ultimi attacchi vedo forge e liquidi bollenti per lo stesso ferro di carpenteria che ha legato la gettata dal suo inizio. Non esiste più nulla da combattere o da contrastare perché la Lazio e' ALTRO, e questo tassello ultimo che si sta componendo e' sancito anche dal cambio dei nemici.
Arriveranno feroci gli ultimi colpi di chi non vuole questo, ma e' un processo inesorabile la diffusione di questo virus chiamato LIBERTA'. Esso ha scelto i panni di una Lazio INTENSA sotto i colpi della quale le certezze fragili di una menzogna perpetrata adesso crollano come le polveri e tutte le macerie dalle frane.
Non e' nemmeno un caso se la fatalità abbia scelto questi interpreti per donargli l' indumento più solenne. In questa lunga storia sono molte le persone che ancora amano raccontare. Testimonianze oculari o tramandate, sguardi come documenti e ritagli di giornale. Ma un' evidente MEMORIA collettiva porta a quel tessuto, che ha sancito una volta ancora la ratifica della nostra ESISTENZA.
No, non e' un caso che quella MAGLIA ci voglia testimoni di una VITA nuova della Lazio. Un lembo di tessuto che attraversa il tempo e culla dentro se una storia ed altre mille. Quell' aquila sul cuore che ho fastidio anche solo di sentir chiamare la maglia bandiera.
Maglia bandiera forse per la società o per chi la deve vendere, ma lì ci sono IO, e i siamo tutti NOI.
Quale maglia bandiera, un' altra prova ancora se dubbio ce ne fosse, di quello che la Lazio e' stata e che sarà. Forse il volo di un' aquila o di tutte, o l' incontro fra il cielo e le alte vette. Attraversa il tempo e anche lo spazio per poi tornare a Roma, casa SUA.
Questa stagione ci consegna un patrimonio ENORME, indipendentemente dagli sbagli fatti. La grande possibilità e quella coscienza oltre al sapere dove si può riparare. Questo GERMOGLIO ha il sole a verso e l' acqua più pura di tutte. Facciamo in modo di non lasciarlo sfiorire con la noncuranza, che comunque non e' propria delle nostre cose. A Roma, la sua Lazio sta tornando, e questa grande novità non ci farà tremare, perché da sempre, a Roma tutto ciò che e' nuovo ci appartiene.
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14/05/15
Scatenato.
Effimero trionfo e crudele graffio di un artiglio, pronti al risveglio come da una nube usciti e non da una tranquilla notte. Aride ripercussioni su un complesso stato emotivo che ricorda a malapena il sogno dandogli sembianze di un remoto sfumato. Camere iperbariche dove bombardo i miei malesseri di energia nuova, panacea di un male che stordisce e frammenta in modo tenue la sagoma di un corpo ormai provato dalle voglie asciutte. Come onde di marea ed inchiostro scivolato corre, dondolando lentamente fra propositi ed iniziative mentre statici ritorni affiorano su un bagnasciuga appena ritoccato.
Pronto a raccogliere l' inedia e a mescolarci il senso, spiegandomi il perché di tante cose. Tutto in un sogno, od incubo se e' il caso, che soffice mi e' giunto inconscio e andato via lasciandomi un macigno in pegno. Perché cercare di comprendere? Perché cercare di capire? Riaffiorano silenzi e deduzioni di un velato trascorso denso di nuvole e fraintendimenti tonici. Algida notte dopo quelle afose ore ci accompagna sollevandoci da quell' idea bramata tanto. A sfuggire e' sempre il merito a quella pressione, corre livido lontano verso un bianco e nero cupo, ma sollevandosi col vento inala nuove rapide di pioggia fresca e l' abbandono prende corpo nel dolore di una solida mentita spoglia.
Reclamo una vita vera, e l' apparenza cade come maschera di ceralacca, forse un timbro di una fedeltà sopita cullata da uno spirito di madida bugia. Ho abbandonato da tempo immemore la crosta di una sagoma, anche nel sogno il confine e' andato via. Lievita l' anima sfumandosi nel cielo cupo e un' esplosione ricca di nuove fantasie impossessa e desiderio crea. A battere come un tamburo e' il cuore, per poi tornare piatto nelle celle di un controllo cronico, disaffezione e mescola selvaggia delle varie forme di voluttà che mi percorrono, mentre silente e rassegnato ancora ascolta nuovi termini di vuoto clima.
Questo e' ciò che vedo! Forma, altro che forma, razionale e vagamente raffinata. Aggiustata nei termini e finanche nella ricerca di un forbito abito. Ma quella maschera rimane, e il non voler vedere lì permane. Il controllo e' solo un tiepido convincimento, la razionalità abbandona come lago placido lo spazio a quell' istinto vivido che scuote come rapide e cascate levigando i monti e le pulsioni. Lucchetti fanciulleschi inchiodano col fiume testimone, ma quello che attraversa e' incontrollabile e metallo spezza fino a scatenarsi e a divenire pietra che ferisce. L' unico obbligo e' quasi un' ovvietà: guardare dentro. Capirne la struttura e poi tentare di aggredirlo. Come una vela avvolta sopra il mare immerge e bagna, come una nuvola sopra una vetta la attraversa e segna, vascoli di strade e flussi in una notte avvolge, porfido e granito gela anche se il sole sorge. Assoggettati ad un volere sovrano ci liberiamo solo nel momento in cui ci dicono che ciò e' possibile. Lo sdoganamento e la vera libertà e' nell' abbandonarsi spezzando le catene dell' intelletto, quando anche il fruscio più misero di una Natura pronta ad esplodere ci rende parte di lei prescindendo da quello che siamo. Solo allora i dogmi ristretti di un pensiero misero sono anche consapevoli, e solo allora ci rendiamo conto di quanto sia labile la traccia che si lascia in questa vita per quanto l' intelletto possa fare. Se giungeremo ad esser foglia, pietra, oppure mare, allora mescolati alla pienezza dissiperemo nubi di un oblio critico che ci soverchia giorno dopo giorno.
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