Ogni viaggio si ricrea nel modo in cui pensi le cose. Tutto sarebbe diverso se non lo avessi fatto. Viaggia! Dentro e fuori di te.
27/04/16
Jura!
Adesso ho bisogno di un goccio di pioggia che mi bagni la testa. Non ho il mio cappello, e quella nebbia fina che mi offusca la vista dipinge tutto in tremule sagome, ma mi racconta una realtà più tangibile di ciò che e' la notte che giunge. Abbagli di fari lucidi riflettono e si inseguono sull' asfalto mentre un motore rallenta per aggirare la curva. C' e' l' ultimo tintinnio distante di una coppia di amici che sta brindando dentro al locale, e per quell' istante mi volto e quei due rettangoli di vetro emanano una luce che mi ricorda ancora al palato il sapore del whisky bevuto.
La portiera si apre ed a stento riesco a sedere, controllo la chiave ed il quadro si accende, anche se tutto intorno quella stessa nebbia mi fa sembrare Gennaio una sera di Aprile. La chiave si gira e il motore si accende, e come nelle notti d' Inverno quel leggero tepore mi reca il giusto sollievo fra quell' umido e il freddo.
Angoli di un universo laterale adesso appaiono mentre il motore scalda ancora e l' ingranaggio sposta indietro la vettura. Come in un sogno una nuvola, inizio a fluttuare trafiggendo gli istanti con dardi di balestra scagliati. Piovono veloci come la nebbia e nell' immediato si perdono alla mia vista per poi trovarne trafitte le prede. Onde di sale che si ammassano ai lati di una strada nera come la pece. Piccole macchie arancioni che, cadenzate, accompagnano alla soglia di quel precipizio: la noia.
Vendica silenziosa la cerulea notte e tace. Bolle di liquidi deflagrano incoscienti per poi cospargerne le pareti. Umidità che mi accarezza fino a sentirmene responsabile come se fosse la stessa notte a celarne l' oblio. Cartelli stradali divelti da un Nautilus nuovo, che dal tempo arriva dritto ai nostri giorni e in una notte avvicina il trascorso al momento attraverso. Scorrerie fra la nebbia, di pirateschi istinti e di bramosa sanguinolenta conquista, senza mancar la battaglia e della stessa altro dardo che si conficca, stavolta nitido, fra l' albero e la bandiera di quell' avversario, scoccato dalla stessa balestra.
Incandescente mare di asfalto, nascono e muoiono vite fra le lingue di fiamme, mentre le direzioni consentono di ordire, di infangare, fino a tradire, mentre la nebbia disciplinatamente si dirada a rimaner lo specchio e l' ombra fra le sagome che, ora scomparse, fluttuano via come facevo io con quella bocca che ancora sapeva di Jura.
Cade altro liquido e si intensifica il lavoro sul cristallo, le spazzole veloci affrancano per poi spostare via crateri e fiumiciattoli dentro foschie incomprensibili ed inavvicinabili. Sciame, e' un fuoco che arde, onomatopeico suono che accarezza la capanna in movimento: schh, poi ancora schhh, e ancora più...schhhh... fino a penetrarne le carni, fino a polverizzarne i timpani ed impossessarsi della mente.
In una regola che disintossica da tutto il resto, come un cardiaco battito impellente agisce e domina. Sommo culmine di un suono che da diapason diffonde lento quasi fosse eterno. Intensità e struttura, guardo il cancello aprirsi e sono nudo al cospetto di quanto intorno mi accade ed io ora ascolto.
Piove, mi piove dentro, come una malinconica vasca da bagno accolgo quelle lacrime che dalle stelle scivolano via come se fossero le Pleiadi a colpire Cassiopea. Un' altra volta ad Est quel sogno. E quella madida scintilla che produce appena fumo e non il fuoco. A poco o nulla serve se non ad infrangere il complesso piano del silenzio che la avvolge.
Danza adesso il liquido che mi bagna. Pioggia fragorosa, lampi e tuoni si abbandonano a una corsa che interrompe sotto il riparo di una tettoia ondulata. E' solo allora che esplode la bomba di quell' acqua che come una tenda il vento sposta quasi stesse ballando anch' essa con me.
Sciolto il nodo al cielo, con quelle nubi viola cariche di vuoto elettrico, adesso tutto si abbandona e si libera come se al solco rispondesse immane la catastrofe di qualche altro dardo scagliato, come se altra pietra calpestata scrocchiasse per divenire gesso friabile e mescolarsi all' acqua. Variazioni su temi ed incanti nitidi abbandonano alla notte ed alle poche stelle ghiaccio triturato giunto in terra e pronto a spezzare.
Ora il portone e' chiuso e del rumore che si allontana adesso conto gli ammacchi ed il fradiciume. Sono al riparo, fra le mura di casa, e di quel goccio di pioggia che mi bagna la testa adesso rilascio a terra profonde chiazze di pioggia caduta che scivola via.
Era pioggia. E' pioggia, e la sento ancora. E' caduta dentro per poi fuggire via portando con se tutta la malinconia di questa buia notte.
Magnolie lucide mi aspettano, e fogliame a terra. Vegetazione ed erba, ancora un' altra stella. Corde di una balestra appoggiata e dardi posti di fianco ad aspettare la giornata. Sia! Anche se una nuova notte passa ed io la guardo riflettendoci e pensando: Jura!
Roberto De Sanctis - All Rights Reserved
20/04/16
La strada.
Ambire, desiderare, fortemente volere. Prodigarsi per raggiungere lo scopo, sacrificarsi, impegnarsi ed alla fine fallire. Rialzarsi, organizzare di nuovo il tutto, cercare nuova voglia e ripartire. Sempre con un obiettivo in mente: giungere.
Cosa siamo se non grande elettricità che si distribuisce tutta intorno. Come piccoli sciami di fulmini le nostre azioni si concentrano sul desiderio insito in noi tramutando l' obiettivo in qualche cosa che ci rassomiglia. Passiamo il tempo alla costante ricerca delle delusioni, godendo dei nostri fallimenti perché ci donano un che di ciò che siamo e che ci e' familiare. Come mattoni rotti li disseminiamo per la strada, deponendone le polveri sui lati e percorrendola per frantumare il resto. Lo spazio per avanzare esiste e lo prendiamo, fissando ancora con un occhio il terreno e con l' altro l' obiettivo. E' in quel preciso istante che, come una fotografia racconta, noi ci allontaniamo, e possiamo osservare quanto accade. E' proprio di quell' istante il moto, la volontà, lo scopo. Come se un impercettibile minimo movimento giungesse a noi come trascorso e seguitasse lungo il foglio come una proiezione di quello che sarà.
Badilate al fato, scosso come siamo noi di un tremore causato dal vento. Aliti sommersi che riaffiorano per quella strada di frantumi sollevando polveri come concetti stantii che si possono rielaborare. Macerie di errori e di considerazioni sbagliate, e mille volte e più ricorrette, fino a sbriciolare il tutto in pezzi molto piccoli.
La siamo noi, dove il ricordo e l' esperienza fatta sono in grado di mutare il corso delle cose e del destino. La capacità nuova di raccogliere e di modellare alle nostre esigenze quanto già successo, e che ha lo stesso volto di un tramonto dove il sole cala per riemergere rapidamente all' orizzonte.
Azzerar le stelle, ovvero percepirle, non vederle. Come sacchi di sabbia decollati da una spiaggia, portano su mongolfiere rovesciate una zavorra, che invece di precipitare a terra, cosparge il soffitto di silicio riflettente, relegando nella mente una puntura di ricordo che riaffiora in tante sagome di spenti flash cui noi ci abbandoniamo in fase REM.
Costruire, o sarebbe meglio dire liberare. Macerie sgomberate sono metafora di fallimenti affrontati e vinti, superati. La catena di un NO divelta, i cui anelli sono esplosi sotto la tenace spinta delle nostre intensità emotive. Cuore, volitiva fermezza, raziocinio, metodo e magari un pò di fortuna. Tutti gli ingredienti di una ricetta che e' volta a sollevarci. Come pagine sfogliate di un buon libro noir che consegnano elementi nuovi a noi, lettore, per poter capire il senso e chi ha commesso il crimine. La mancanza di attitudine, l' assenza di costanza, le deviazioni e le volute giustificazioni. Facce, altro che facce. Maschere degli altri e di noi stessi, mutate solo per farci il piacere di non metterci in difficoltà di fronte ad un uovo fallimento. Le pagine strappate di quel libro, ma che, già lette, ci fanno assomigliare tanto a quel finale ovvio che racconta la sconfitta. Tanto vale non sapere, e convincersi stupidamente che non si può fare. Viene comodo pensare osservandone soltanto il titolo e la copertina che tanto a fare tutto e' stato il maggiordomo.
E intanto se mi volto indietro i miei passi non lasciano più impronte. Via la polvere, spezzate al minimo le pietre e allontanate via sul ciglio e sulle estremità. Continuo ad osservare con un occhio l' obiettivo mentre l' altro guarda sempre dove metto i piedi. Pondera ed avanza, avanza e pondera.
Pondero quando avanzo, e quando avanzo pondero. Via la polvere, via i ciottoli, ma ho le pagine del libro lette bene impresse, e mi rifiuto di pensare che a commettere il delitto possa essere soltanto e sempre il maggiordomo. Ove c' e' ricordo, v' e' destino. Calpestandone la strada questa direttrice appare nitida come se quella sabbia riflettente illuminasse d' un tratto più di tutto l' intero sole che si staglia nuovo all' orizzonte. Elettricità, nient' altro che le intensità emotive.
Roberto De Sanctis - All Rights Reserved
17/04/16
Nascita e abbandono.
Come fili di lana tenuti a milioni in tensione lungo la vita. Le due mani, milioni di mani sostengono, nascita ed abbandono, consentendoci di tanto in tanto, per periodi più o meno lunghi, di incontrarci come fili che si sovrappongono, e di contravvenire alla regola prima dell' universo: la solitudine intellettuale. Mescolandoci in incontri empirici o spirituali, si affonda dentro rapporti empatici dove trova nutrimento e comprensione, disincanti, illusione e persino la solita elettricità. Come scosse flettono e una corda pizzicata produce un suono, quel suono. E' la casa del benessere e dello stato emotivo quieto, quello che usa definire tranquillità, ma che e' concretamente soltanto l' immagine più nitida della gioia.
Un alveo di equinozi e precessioni scuote quel filo tentennante fino a farlo scontrare con altri, arrivando a vivere per degli istanti medesime esperienze ma da punti di vista sovrapposti e differenti. Immagini e corde, vigile razionale ipocrisia, sciolgono addensando i pochi elementi che suggellano ed in qualche modo blindano quelle frazioni di felicità incontrata e condivisa. E allora le noiose sponde di un confine che si vanno immergendo nei limiti dell' altro sfociano ed affogano nelle altrui realtà, proiettandole più lente sulla propria, dove il contesto della comprensione e del condividere si annulla aprendosi ad un riflesso basso di tono nel quale altra essenza convoglia iniziando ad appartenere come fosse propria.
Tessuto e riscontro, flette, stucca e si allenta sfibrandosi come l' infinita colla di esperienze che si susseguono nell' attraversarsi. Mani in trasparenza sorreggono e nel ricordo ascoltano percorsi dal principio all' epilogo. Polveri e ghiaccio, vento e fiati gorgogliano dentro storie di singoli che interessano a tutti e di tutti che non importano a nessuno. Pietire momenti e comprimere intensità di storie dentro parti compresse di tempo, così come abbandonarsi ad una raffica di vento che si lascia attraversare o che ci guida. Crepitii dell' anima e solerzie nuove verso intrinseci dilemmi che rischiarano il passaggio sul trascorso. Vergini attimi che come flash di luce attraversano nuove epilessie degli occhi mentre il respiro si stringe favorendo i canonici vortici di un dubbio che viene dissipato come nebbia che si dirada.
Quei passaggi silenziosi entro le nostre elettricità ci consentono di affiorare come ninfee sul pelo di un' acqua placida, un universo nuovo e madido di vagiti e dipartite che si inseguono come le pagine voltate di un libro che sono mosse dal vento. Attraverso le nuove consapevolezze affiora anche una lama d' inchiostro che come spada lede ed attacca e para, al cospetto del sogno rimasto osceno dentro uno spazio non compresso ove si abbandona. Persia, e sue sete. Come quegli aliti, come una leggera brezza che nemmeno increspa, ma che però nutrendo alimenta le speranze di un complesso micromondo che e' l' ego. Verità celate fra gli incontri di tessuto, come nodi di fiori che perdono petali e sostanza fra le righe di una stampa quasi evanescente. Sommità e disbrigo pratiche in un afoso umido incauto mescolarsi di necessità e chiavi di lettura. Vivide, liquide esigenze, che come tutorial si confronta e ascolta silenzioso la sua direzione ed il pizzico di quella corda insieme alla sua intensità. Quel suono, primordi, e riconoscere all' interno il domicilio di un pensiero coltivato e conservato nello scrigno del non detto mai che va incontrandosi con la voce sempre urlata.
11/04/16
Il sipario di un ghiacciaio.
Fragile intuito nelle selve di scosse che disintegrano dove le intensità e la percezione arrivano gelide fino ad averne freddo sulle cuti. Come un frammento di ghiaccio che si stacca e che precipita nell' acqua gelida, così lo scivolo delle mie sensazioni va diffondendosi, e quelle onde che propaga raccontano di me che mi allontano per poi scrutare ancora il suo fondale fino a sorvegliarne qualche altro attimo di densa esistenza. Crepitii e permafrost che rumoreggia, comprimendosi e separandosi per ricreare ancora altro spazio per i cetacei che stanno arrivando. Rinnova vita e ne esalta il valore ossigenato per questi mammiferi che concentrici si stanno avvicinando. Sotto il richiamo della nuova stagione, e come se si divulgasse a tutto il contorno, quell' onda viaggia impercettibile quasi come pulsasse. Nei pressi degli archi remoti del cerchio prodotto, sordi tamburi che quasi come ricordi producono una messa in scena lontana e sbattono fra gli anfratti celati delle recondite singole esistenze come se fossero le pinne dei lamantini e dei beluga. Una sorta di coscienza collettiva che ci induce a dei comportamenti fatti propri in maniera automatica, passivamente subiti quasi fossimo elementi catatonici in balia di sgomento e di friabile intenzione.
Sciami di krill che accompagna e fa risplendere lo spessore marino quasi come fosse un riflesso della livrea dell' aurora nelle lunghe ore notturne. Un effetto di neon verdognolo e brillante che ha la forma di un sipario per tutta questa rigogliosa scena elettrica che ci si affaccia agli occhi. Il suono di quei cetacei, il friggere dell' acqua e quegli schiocchi di ghiaccio che si ricompone col favore del freddo notturno. Suoni come fossero un' amaca che dondola i pensieri e che fugge realtà per ritrovarsi nel tessuto di aurora. Luccichio che fra le verdi onde, nella luce dei milioni di puntini che compongono il soffitto, si riflettono spargendosi di nuovo nel riflesso al calmo mare fra la flotta di iceberg che rischiarano il confine dell' aria nell' acqua e viceversa.
Sommesse, emotive, commosse. Le onde percorrono la schiena ritornando negli aspetti e appartenendo loro. Suona il corpo come il suono del cetaceo che trasporta, suona il cuore e suona livida la pelle. Attende uno sciame che dall' aurora schiacci ridisegnando nuova superficie e nuove onde. Corsa di frolla e grezzo ghiaccio, e ancora ingente quantità di plancton che si offre. Vedo le bestie acquatiche favorirne e masticare stelle. Sonar e direzione presa, scelta e l' assestamento che ne deriva. Fugge via piano da quella luce fioca che da il sipario mentre un nuovo blocco di quel ghiacciaio esplode in mare rilasciando sporca schiuma mentre onde rabbiose stanno andando via a placarsi fra le infinite isole di zucchero filato e quelle sagome geometriche spezzate verso tutto l' orizzonte.
Immerso, in una gelida apnea fatta di spessa muta, brividi di freddo e pelle d' oca, l' opaca linea della maschera impedisce di vedere e un' altra volta ancora io la getto via, prendendomi sul viso quelle strane forme di ghiaccio essenziali, quelle che sulla soglia di un congelamento osservo come fossero cristalli sognati smarriti fra le frange di un destino sonnolento che di tanto in tanto si risveglia e fa rumore.
Amido di riso il ricordo, liquida intensità ed una voglia spassionata di appartenerle. Vìola le sbarre di un conosciuto affondando le sue unghie nel solco dell' intelletto e lacerando rilascia istinto puro. Freme osservando ariose verticali fra le note di quel diapason che e' l' aurora, e fra le note di un pentagramma di cetacei lentamente si addormenta per salire ad una consapevolezza successiva via da qua, fin troppo rumorosa consuetudine.
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31/03/16
Tic Tac Tic Tac Tic Tac!
Stavo cercando il Tempo quando mi si fermò di fronte e mi guardava un uomo anziano che sorreggeva una clessidra con entrambe le sue mani.
-Cosa vuoi- disse increspando ancor di più quella sua fronte colma di sottili righe orizzontali -cosa devi dire, io sento che tu stai cercando ancora-
Capivo e non sapevo, stavo cercando il Tempo, e in fronte a me quell' uomo che adesso mi leggeva dentro, come fossi trasparente ai miei pensieri e i miei pensieri andassero cullati via dal vento.
Era lì. Restava muto. Di fronte e come un muro che non pressava, ma che non mi lasciava andare via.
-Vado cercando il tempo signore mio- gli dissi guardando la clessidra e quella sabbia dentro al cono dell' imbuto che pareva ora inghiottita da. -Vado cercando lui, lei lo conosce?-
A quella mia richiesta il capo chino ed una voce bassa chiesero se fosse quello stesso vento ad impedirmi di ascoltare. Quell' uomo si riprese e si spostò lateralmente per poggiare la clessidra fino in terra. A quel punto tacque e mi guardò di nuovo, mentre un profumo in una brezza mi colava fra le nari risalendo.
Perso in quell' istante di sublime intensità olfattiva riprese la clessidra in mano e con quegli occhi vitrei scosse. Mi indicò lo stesso imbuto opaco e quello strozzo di una polverosa sabbia che stava scendendo, d' un tratto si interruppe e cominciò a salire piano indietro.
Ero impassibile. Era impossibile.
E come un nastro che si stava riavvolgendo quei granelli ritornavano da dove erano scesi in una danza che sembrava avere suoni e lingue sconosciute.
-Parla!- mi intimò serrando la mascella e digrignando i pochi denti neri che il palato e le gengive potevano ancora sostenere. Maceri di tabacco ed arsi dal trascorrere, adesso li fissavo quasi imbarazzato e gli risposi: -vede, mio signore, gliel' ho detto: sto cercando il Tempo-
-Crisalide! Da baco che e' farfalla! Attraversa questa strana strada empia e giungi all' ovvio per accorgerti di ciò che ora hai trovato. Capisci adesso? Che sono io quello che stai cercando, intendo?
Sciami di insetti e nettare cosparso, quel profumo e quella brezza che ti stava accarezzando.
- L' ovvio! Una noia colma di patetica routine. Fuggilo!-
Mentre scorreva e ancora scorre attraverso, risalendo la gestione avvolge, per poi accarezzar libero quel desiderio che e' più sensazione, di esplodere di nuovo in una essenza e al propagar fra raggi si diffonde quieta.
-Vivila, prendi il tuo e tutto quello che ti occorre, ma guarda. Non per destinare agli occhi un obiettivo, ma per penetrarlo affinché tale soggetto possa appartenere a ciò che brami e che ti faccia riscoprire quel che chiedi.-
-Perché per caso il Tempo e' la sua forma?- Al più il rintocco di campane lontane o il ticchettio costante di un antico pendolo. Cassa armonica e quel cruccio che ha dipinto in volto.
Stavo cercando il Tempo quando scoprii che ce lo avevo lì che mi aspettava. Quell' uomo anziano, il Tempo, donava ancora tempo in più per poi farmi comprendere dentro lo stesso tempo e ritrovarlo indietro mentre quella sabbia ritornava.
Disciplina, forma, dimensione e metodo. Scientifica richiesta che deflagra ovvia risposta per spezzare quel suo muro di mattone inconscio e far tornare a quell' istinto che attraversa gli occhi di chi guarda quel dipinto.
Avvita pittura fra le ceneri di un tizzone di brace, sospeso arde e mangia legno per tramutarlo ancora in polveri che cercano lo stesso imbuto.
-Ora le chiedo di non abbandonarmi. Dove va?- Ancora non ha volto la schiena ma e' la sua sabbia che e' tornata a scorrere nel verso giusto, anche se forse sarebbe meglio dire canonico.
Frustato dall' ovvio adesso quello che mi aspetto, cioè l' ovvio, mi spaventa, terrorizza. L' andare di quei grani, come fossero liquidi, mi stupisce. Canoni, stereotipo, scintilla. Schiocco, dottrina, rottura. Quella parete frana come fosse piroclastica esplosione di vulcano. Quelle certezze avvolte in una cecità latente adesso diffondono note come fossero dei fiati di sublime pizzicata fragilità.
-Cercavo il tempo e il vecchio andando via già mi ha risposto.-
Balenano le curve dissonanti di una quarta dimensione. Rimbalza la realtà che grazie al Tempo si trasforma anche in visione. Frivole scosse e tonfi, sorde esplosioni e piccoli imbarazzi, nuvole opache e spiagge, onde schiumose ed individui strani. Cronache del non c' e' e del deve accadere.
Stavo cercando il Tempo, poi ci ho guardato dentro, aveva il volto sporco, a tratti sembravo morto. Forse perché sospeso, non ne sentivo il peso, ma adesso che sono sveglio, faccio del tempo il meglio.
In silenzio un lampo, accende e con la coda dell' occhio lo scruto, poi inizia a piovere e ripenso a quella sabbia, poi guardo il mare e rivedo quell' imbuto.
In cima a quelle cupe nuvole quella sua forma appare, mi osserva e ora sorride, poi ancora un urlo: -Finiscila di perdere se ora lo hai capito! Concentrati sul filo e rendilo infinito. A presto giovanotto!-
-Ciao!-
(dedicato ad una delle poche persone che ha veramente carpito il senso del mio stare in questo posto. Qualunque cosa tu stia passando, chiedi e entrerò nel tunnel per venirti incontro, ma se non vuoi sono comunque qui che ti aspetto)
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22/03/16
Un delitto fatto in casa?
Premetto che le mie probabilmente sono delle supposizioni assurde. L' unico dato certo e' che persone hanno di nuovo perso la vita per la follia di "un" qualcuno. La cosa che proprio non mi va giù e' che questo qualcuno, complice la disinformazione ( e la pigrizia) di molte persone, vuole convincermi che il mondo arabo e' il male assoluto e che c' e' qui "papino" a proteggermi dall' uomo nero.
Ancora un nuovo attentato nel cuore dell' Europa, esplose due bombe a Bruxelles, una all' aeroporto ed una in metropolitana. Cazzo, che bastardi! Islamici di merda! Maledetti terroristi! E giù foraggio per nutrire ancora un odio verso ciò che non si vuol conoscere e che qualcuno deve convincerci che si deve combattere. Ma poi rifletto sulla cosa e trovo strane coincidenze, dunque un nuovo brivido percorre la mia schiena perché, come a Parigi qualche mese fa e nel caso di Charlie Hebdo che tutti ricorderanno, lo scorso anno, ci sono alcune similitudini che mi lasciano piuttosto perplesso.
Intendiamoci, l' unica cosa vera di queste faccende sono le persone decedute. Mi pongo questi dubbi infatti soltanto per un senso di giustizia che devo a loro. Immaginare che siano morti per l' ennesimo segreto di Stato da conservare in polverosi archivi, oppure per il delirio di qualche pezzo di merda che li ha usati come espediente per perseguire un altro fine, mi fa vomitare.
Il terrorista colpisce nei punti nevralgici della politica. Lo scopo e' sensazionalizzare la platea, come uno schifoso colpo di teatro. Ed e' così che l' elemento finale, l' epilogo della precedente commedia, quel Salah che per sei mesi se n' e' stato indisturbato nel quartiere di Molenbeek senza che alcuna forza di Polizia vigilasse su alcun suo movimento, diviene d' incanto il preambolo per questo nuovo sensazionale fatto. Ai più sembrerà un pò strano che, arrestato lui, in maniera praticamente immediata si siano succedute oggi queste due violente esplosioni. E dove? Nel centro nevralgico della politica europea, quasi un monito.
Ora, mi aspetto che si parta col filotto di: A) musulmani di merda; B) tornate a casa vostra; C) abbiamo paura; D) cosa possiamo fare per difenderci.
Ecco fatto. Si crea una esigenza, una necessità, e nel pacchetto e' compresa direttamente anche la risposta che ci daranno: l' ennesimo sacrificio chiesto a ragion veduta, per confrontarci e sconfiggere il terrorismo ( o come diceva l' illustre predecessore di un Nobel per la Pace dato troppo frettolosamente...war on terror, ma non ne ricordo il nome...). Beh...un giusto prezzo un piccolo ulteriore impercettibile giro di vite sulle libertà personali allo scopo di sentirsi un pò più sicuri...
Ma io sono un bastian contrario, e mi permetto di avanzare dei piccoli sospetti. E lo ripeto, non per essere il complottista incallito di turno, ma perché quando ci sono delle vittime innocenti in ballo, sia chiaro, mi rode il culo in una maniera che descrivervi sarebbe difficile, soprattutto se dietro solo penso che ci possa essere un fine, ma soprattutto un mandante, differenti da quelli che sono emersi dai fatti.
LI hanno chiamati "false flags". Sono usati per impressionare la popolazione e guidarla verso un sentimento. Il tutto avviene per fini politici o militari, o se si deve difendere l' operato di qualcuno se non nasconderlo.
Intendiamoci, il tempo e' galantuomo, e chiunque, nessuno escluso, deciderà se accomodarsi nella tomba laido, con le sue banconote a marcire, oppure con una coscienza. Quello che chiedo a me stesso, e' che quando sarà il mio turno, vorrò soltanto avere la certezza di morire sapendo quale faccia abbiano i miei nemici, nel senso che non voglio andarmene con delle false certezze istillate da altri al mio posto.
Veniamo al punto, alle mie folli supposizioni. Terrorismo in Europa, e negli U.S.A. prima (11 Settembre, ma anche il '98, nella metropolitana sotto il WTC... poi Oklahoma City, ecc...). Ciclicamente avvengono cose. Di qua Londra, Madrid, Oslo, Parigi, ed ora Bruxelles. La matrice "presunta" non e' sempre religiosa. A volte due fratelli ceceni: Tamerlan e Dzhokhar Tsarnaev, che fanno esplodere un ordigno sulla dirittura di arrivo alla maratona di Boston (e' l' Aprile del 2013). E' curioso che il primo venga ucciso dalla Polizia a distanza di 48 ore (deve aver offerto strenua resistenza per indurre gli agenti a terminarlo in maniera così repentina...). Certo, da vivo avrebbe potuto dire parecchie cose sulle modalità e sui mandanti di quel folle gesto, ma... tant' e'... Comunque anche il secondo e' condannato a morte con sentenza definitiva, e tutto rimarrà sepolto con loro. Che fosse una pressione contro la Russia? La Cecenia, si sa, e' uno dei territori più problematici per Mosca, fatto sta che poco dopo, e' esplosa feroce la crisi di Sevastopol in Ucraina. Altre volte a colpire sono dei fanatici come Anders Breivik il 22 Luglio del 2011, ad Oslo e poi la vergognosa operazione dell' isola di Utoya. La strana coincidenza e' che la bomba ad Oslo e' esplosa 48 ore dopo una esercitazione antiterrorismo tenutasi negli stessi edifici, e la Polizia norvegese e' costretta a fare i conti con Simas, una struttura creata dall' intelligence U.S.A. La stranezza e' ancor più strana se si considera che il WTC pochi giorni prima l' attacco dell' 11 Settembre, erano state chiuse per lavori di manutenzione (alcuni sostengono per minare le due torri affinché la scena sembrasse più imponente e suggestiva...). Ancora indietro il 7 Luglio del 2005, a Londra e prima, l' 11 Marzo del 2004 a Madrid.
Negli ultimi due anni, l' attenzione dei "terroristi" si e' focalizzata su Parigi prima, e Bruxelles adesso. La cosa veramente strana che appare subito e constatare come sia una consuetudine il modus operandi di questi signori. Luoghi pubblici. Preferibilmente affollati. Colpire. Una volta la Metropolitana, un' altra dei treni, altra ancora un aeroporto. Sensazionalizzare. Emotivamente, e con buona pace di Allah, Dio, Gesù Cristo, Jafeh o Buddha. Parigi, Bruxelles. Saint-Denis e Molenbeek. Ma primariamente due luoghi simbolo anche per altre cose, oltre che per essere capitali europee e centri nevralgici della politica occidentale.
Bruegel. Non il pittore Pieter, ma il Bruxelles European and Global Economic Laboratory. Oggi si chiamano think tank, i gruppi di riflessione politico-internazionali. Ovviamente ha sede a Bruxelles, e nel 2012 il periodico economico inglese Prospect lo ha dichiarato think tank dell' anno, parlava della crisi eonomica dell' eurozona...
I padri putativi di questo progetto sono, neanche a dirlo, Francia e Germania (polo agroalimentare ed industriale dell' Europa che questi signori vorrebbero costruire per il domani) che nel 2003, per il quarantennale del Trattato dell' Eliseo, stipulano degli accordi bilaterali. La comunione di intenti viene siglata da Jacques Chirac, uno dei più illustri esponenti della Massoneria francese e membro del Bilderberg (http://www.planet.fr/dossiers-de-la-redaction-societes-secretes-les-politiques-qui-sont-membres.57793.1466.html?page=0%2C17) e Gerhard Schroeder (http://www.mmnews.de/index.php/politik/46190-g7-und-bilderberger).
Al 2012 il Bruegel e' presieduto da Jean Claude Trichet (anche presidente comparto Europa della Trilaterale) ed e' diretto da Jean Pisani-Ferry. Sono presidenti onorari del Bilderberg il sig. Mario Monti e Leszek Balcerowicz.
Tralascando la pantomima sui presunti "lavori" del gruppo in materie di politica finanziaria, monetaria e bla bla bla, elenco di seguito le aziende (tutte ovviamente private, e tutte, altrettanto ovviamente, multinazionali) che ne sono soci membri: Deutsche Telekom, Electricité de France (EDF), Ernst & Young, Erste Bank Group, General Electric, l' immancabile Goldman Sachs, Google, Louis Vuitton Moet Hennessy (LVMH), S.A, Microsoft, Mastercard, MECM Ltd, Novartis, NYSE, Euronext, Pfizer, Qualcomm, Renault, Samsung Electronics, Schroeders, Solvay, Syngenta, Toyota, UBS e...udite udite...Unicredit.
Ora, la sede del Bruegel risulta essere in Rue de la Charité 33, a Bruxelles. Il suo presidente e' Jean Claude Trichet, che però e' anche il presidente della Commissione Trilaterale, ed innegabilmente uomo dei poteri forti. Ma anche Letta e lo stesso Monti sono membri della Trilaterale. Del primo non si sente più parlare in Italia perché, dopo aver ricevuto disposizioni su quali istanze portare avanti da Primo Ministro italiano, e' ora a Parigi. Il secondo resta vigile in Italia sulla situazione che sta evolvendo. Ma la cosa davvero curiosa e' che la sede della Commissione Trilaterale per il comparto Europa e' in Rue de Teheran 5, a Parigi.
Possibile che chi semina terrore rovinando le vite degli altri lo faccia con una mappa così capillare delle sedi di interesse massonico europeo, e soprattutto con una metodologia che risulta essere quasi sempre la medesima, se non prescindendo dagli scenari?
E' ragionevole il sospetto che questa catena di accadimenti possa essere guidata in realtà da una unica mano (quella si, nera), che possa permettere di non riflettere su altre cose che, magari, in concomitanza con questi eventi passano avanti sottotraccia (come dire che siccome...ubi maior...) nel silenzio complice dei Media? Oppure e' così assurdo ritenere che qualcuno possa orchestrare queste straordinarie opere sceniche proprio in casa sua per ottenere scopi che a noi non e' dato conoscere?
Ripeto. Supposizioni, incastri, le demolizioni assistite delle Twin Towers, strane coincidenze, concreti riscontri. E' già di per se assurdo che io le possa ragionare come ipotesi contemplabili, ma chissà se e' proprio questo il gioco che qualcuno cerca di mettere sul tavolo?
Complottista o no, lo ripeto, rimango attonito e sgomento per la semplicità con cui questo qualcuno elimina vite umane come se nulla fosse, e, complottista o no, vorrei portarmi nella tomba il ricordo di veri nemici e non di falsi amici.
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20/03/16
La matrice.
Sapienti mani costruivano modellandone la forma continuamente. In una danza infinita come argilla si plasmava e la sua sagoma variava lenta. Sollevato dal possibile, l' assurdo contemplava gli stati del paniere di folle differenti, che come agglomerati senza idee vagavano assenti raccogliendo una identità collettiva che ne giustificasse i limiti.
Avvolti in uno strato di ovatta e granelli di sabbia, venivano incollati uno per uno per assomigliarsi senza dare nell' occhio. Il risultato che se ne aveva erano belle società coerenti, che avevano posto dei confini evidenti alle volontà dei singoli, e dove i sogni di ciascuno e il voler essere diversi era sacrificato alla ragion dei più. Dall' alto e dal basso si potevano osservare queste piatte superfici legate fra loro come mattonelle lucide, e colme di svaniti intenti tutte quelle colle usate per legarle insieme scendevano dense giù come formaggio fuso.
"Via da lì"- sentiva urlare da più voci concomitanti, mentre qualche persona che non rinunciava alla preziosa differenza subito si reinseriva nei ranghi dopo essersi affacciata qualche istante sulla soglia per poter guardare altrove.
Tutti gli schemi obbedivano a bolle di aria pompata che sollevava ed abbassava questi rettangoli di latente umanità come se fossero esercizi di solfeggio per un neofita che si affaccia al mestiere della musica.
C' era brina e briciole di acqua concentrate sugli estremi. Anche quello era gestito dal giostraio con sapiente maestria. Pioveva soltanto quando sarebbe dovuto piovere, e spesso quando pioveva a scrosci l' effetto si manifestava in termini di calamità, inondando non soltanto i prati ormai quasi svaniti sotto l' incessante violenza delle cementificazioni, ma facendo piovere cumuli di acque versate anche all' interno delle varie intimità.
Allora le sensazioni che potevano osservarsi riducevano quei momenti al minimo, e dalle scosse elettriche di quegli istanti era come se il corpo iniziasse a piangere verso il suo centro, che antico ricordava i suoi primordi altrove, mentre per quegli istanti aveva agli occhi tutto ciò da cui era giunto, e questa triste prigionia adesso lo opprimeva.
Vagabondaggio ed eserciti di assoggettati, irrequietezze interiori di cui risulta impossibile osservare provenienza e motivi, dolore mentale e istanti di sgomento. La matrice ed il giostraio continuavano ad oleare ingranaggi e rapide evoluzioni raccontavano di un tutto assolutamente in mano al fato. Controllo e constatazioni sulle varie fobie e sulle follie degli individui scansavano equivoci e comportamenti non in linea, mentre farabutti vestiti da divise in pelle con espressioni di comprensione e pena frugavano mentre teleguidati erano affioranti nel laido mare degli istanti ove e' possibile vedere libertà sotto la forma di rapidi respiri.
Affogavano le intensità e lo fanno ancora, sospesi dentro un limbo di ordini ricevuti per poter ordinare ad altri cosa e' previsto e cosa non lo e'.
Accoglieva come un grido di libertà una nuvola che passa e che, squarciato il cielo, costruiva arcobaleni dentro azzurri soffitti. Le colle erano liquefatte come dei fiumi lenti e obliterava il biglietto dell' essenza senza per questo abitare sulla soglia degli affronti.
Limpida Luna e variegata terra, fra quelle polveri ritrova odori e suoni, mentre la cantilena stanca di cicale sotto il caldo umido assomigliano a rivoluzioni e nella mischia accetta di sparire e ritrovarsi nella stanza ove il tessuto fila e si allontana dalle fronde preconcette che lo legano soltanto qualche attimo dopo il suo primordio.
Roberto De Sanctis - All Rights Reserved
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