Ogni viaggio si ricrea nel modo in cui pensi le cose. Tutto sarebbe diverso se non lo avessi fatto. Viaggia! Dentro e fuori di te.
25/11/18
Libellula di Velluto
Candidamente in una silenziosa notte arriva, e dentro un angolo di polveri emotive già distanti dai rumori e dal caos della città, fa esplodere le viscere scuotendo mentre l'umida ugola rischiara e dentro le ordinate code di fogliame rigorosamente attende. Fosti di alberi come fosti di birra, liquida come la pioggia e densa come la resina che si fa corteccia mescolandosi quasi tessuto fatto di miele su quell'intera lastra di panno intirizzito dalla vita. Ali sbattute nel vuoto e il corpo nudo di una lana soffice accompagnano dentro infiniti andirivieni di follie ridotte all'osso, ricercando quei frammenti di una voglia che di pioggia e di gocce dondola e gongola bastandosi da sé. Quel moto che in un battito che è quasi incancrenito e non si arresta, quasi meccanico la guida verso cumuli di cenere alterni a conche di ovatta, un saliscendi di energia che è in fiamme, adesso lavico, esplode in minuscoli sentieri di una vena arancio luminescente. Oltre il concreto di una sagoma seppure ridottissima la esplora, si esplora, assecondandone la direzione come fosse un vento caldo, e scivolando sulla bramosia di una ferita che non duole. Oriente, ove il cerchio rosso si solleva, e contenuto dentro un'alba placida rumore di trascorso in quella foglia che da un albero va giù. Prossima al terreno per poco non la investe, ma lei, che ancora candida racconta di una strada ininterrotta, volge alla sua coda quegli occhi evanescenti perché sa che al suo cospetto il nervo legnoso di quella vita ritornerà a proteggere per quel suo poco che rimane. E' dunque di cavità feroci e di destini in fiamme, con ambre oramai essiccate e con il fuoco che le infrange e la consuma. Ardere per esser arsi, schiudere per consacrarsi ad una vita ritta ed al ricordo. Passate notte e caccia, le briciole dei sensi sono giunte e poi tornate via, con tutte quelle polveri emotive hanno cantato fino a cullare per rinchiudersi dentro il silenzio che fu suo. Adesso ciò che resta è un eco di ricordo, un solo epico suono lontano che li accoglie come un'alcova dentro al vascello che la porta in morte e l'abbandona, mentre il suo cuore sincronizza coi suoi occhi quell'istante in cui nel vuoto ove cadeva per sempre si addormenta.
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19/04/18
Cordoglio Gelido.
A Franco Battiato, Maestro di Musica, Arte ed Emozione
Oggi il Maestro ha chiuso agli altri la porta della sua mente, del suo cuore. Ogni accesso scompare e con esso svanisce una piccola parte di liquida massiccia leggerezza che era in grado di donare a tutti e che adesso porterà via con sé per tutto il resto del tempo.
Uno strano pomeriggio fatto di un pianto senza lacrime, una fotografia di ore differenti da tutto quanto il resto, come fosse una finestra privata su tutto quel tempo che sta scivolando via, o su quei luoghi, quelle persone che, pur se non mai conosciuti, grazie ai suoi racconti, alle sue parole, ho potuto immaginare mettendoli in ordine fino a sentire anche i profumi più leggeri e più remoti.
Lontani, andati via come me e come quei posti dove decidevo di andarmi a chiudere quando pensavo alle sue note, o quando riflettevo sul come io mi avvicinassi a loro mentre le accostava fino a renderle perfette ed opportune. Effettivamente una questione di splendida Prospettiva, che senza inganni ed interpretazioni, senza chiavi di lettura, regalava sagome colme di quella bellezza che soltanto la naturale ovvia normalità riesce ad offrire a chi può tentare di poterla cogliere.
Oggi tutto va via come un alito di vento freddo, e queste immagini, e questo suono, sono l'unica cosa che mi sento di dovergli rendere, di dover tornare a lui per quanto ha permesso in me.
Non sono un uomo in grado di potergli rendere qualcosa come si conviene, per la verità, ma proprio per questo ho scelto il mo ambasciatore di silenziosa commozione, è Pontus Jansson. Pontus Jansson che, come lui, è una straordinaria creatura di questa Terra che crea emozione muovendo cose statiche mentre appassiona congelando nei suoi istanti tutto il movimento possibile di questo mondo: il mare.
Persone in grado di accarezzare tutte le cose che sono ai limiti, peculiarità che ha le fattezze di un dono parso forse semplice ma che in realtà è in grado di giungere alle estremità della forma per toccare quella poca parte di infinito che riusciamo ad avvicinare, quella minima parte del tutto che ci sfiora, laddove la ragione non esiste e quel recondito compresso istinto può far elevare o schiantare, mordere, aggredire o piangere.
Così va via il Maestro, prendendo uno di quei treni per Tozeur con un dipinto in mano. Saluta e afferma ancora di non saper disegnare, di non saper dipingere, ma se solo io potessi dirgli quanta anima e quanta coscienza ha colorato di miliardi di pastelli, quanta strada ha percorso e quante cose ha osservato, in quei fiumi di inchiostro nero ritroverebbe quel suo arcobaleno che adesso è il mio.
E' vero, le aquile non volano a stormi, e la sua musica appiattita sulle fredde e ferme note è divenuta incontro, anche lì, coi suoi colori e con quella sua limpida emozione della notte di Bagdad, dove riuscì nell'opera di trasformare la sua voce in lacrime, che adesso si, ma solo adesso, sono anche le mie.
Prévert scriveva Questo Amore come fosse vita. Lo definì violento e fragile, tenero e disperato, vero e bello. Era felice, ma anche beffardo. Lo ritrovava tremante o sicuro di sé, che metteva paura e che faceva parlare, altre volte invece impallidire. Raccontava di un amore spiato, ma ancora vivo, che rimaneva là, testardo come un asino, crudele come la memoria, sciocco come i rimpianti. Era freddo come il marmo. Oggi nelle righe di Jacques precipita anche colui che mi concesse di osservare un poco di alba dentro il suo imbrunire.
Non lasciare che tutto diventi gelido, anche lontano da quei margini di bosco del quale adesso conosco il sentiero. La foresta della memoria non è lo spazio e il tempo che trascorre, sono tutti quei ciottoli precipitati che quella marea mi porta via. Suona ancora a lungo nelle stanze di colore che hai dipinto, permetti a chi accarezza le tue note di poter varcare il sogno di una giusta verità, dove la correttezza è dogma e dove la bellezza è quel silenzio fra quell'emozione e il nuovo vento che aspettiamo.
Jacques, il Maestro è lì da qualche parte e sa bene come giungere verso questa estremità del limite. Pontus, con la sua quiete che si lascia osservare, racconterà di una radura e di una fila di colori pronti per gettarsi su ciascuna delle sue immobili pietre, e a colorare la marea che sale.
https://www.youtube.com/watch?v=Cy08IQyJ3XQ&list=PLKwFqJL98LiUDL4fwBjgS1j0u_43vpqq2
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26/02/18
LE CASUALITA' DI UN CAMPIONATO NON BELLO (ovvero tutti i limiti della Serie A ORFEI)
LE
CASUALITA' DI UN CAMPIONATO NON BELLO
(ovvero
tutti i limiti della Serie A ORFEI)
Il
rapporto di questo sciagurato anno fra gli arbitri e la S.S. Lazio è
stato abbastanza noioso, così, tanto per usare un eufemismo.
Diciamo
che la Lazio, suo malgrado, si ritrova a dover combattere per una
misera terza posizione quando, per valori espressi in campo, ha
ampiamente dimostrato di essere inferiore soltanto al Napoli.
E'
pertanto osservando attentamente l'operato degli arbitri in questa
stagione (più delle precedenti, ma forse soltanto per il VAR,
comunque spesso accomodate...) che quelle che sembravano casualità
da un certo punto in poi sono iniziate a diventare uno SCHEMA.
Ed
io questo schema voglio provare a raccontarlo.
Delle
partite giocate dalla Lazio, vinte e perse, quest'anno, in ben dieci
occasioni sono accadute delle strane cose.
Era
il primo di Ottobre quando una roboante reazione della Lazio
cancellava quanto accaduto sul campo contro il Sassuolo nel primo
tempo.
La
compagine capitolina schiantava il Sassuolo per 6 reti ad 1, ma
nonostante il risultato del campo, qualcosa già non andò in quel
frangente.
LAZIO-SASSUOLO
Arbitro
FABIO MARESCA
Quarto
Uomo SACCHI
Var
GUIDA
Ass.Var
SAIA
Con
il campionato appena alla settima giornata, una Lazio che aveva fino
ad allora perso punti solo all'esordio con la Spal ed in casa col
Napoli rischiava nel primo tempo di veder vanificato il lavoro
svolto, ma poi nella ripresa era riuscita ad invertire il trend.
Il
rumore fatto suscitò qualche conseguenza, e la Lazio fu così
lasciata in pace fino a quando, in prossimità della stracittadina,
tutto riprese in maniera prepotente.
Casualmente
prepotente?
In
Curva Maestrelli per un turno di squalifica che i tifosi stavano
scontando per RAZZISMO, alcuni fans biancocelesti attaccarono sulle
vetrate degli adesivi che fecero gridare allo scandalo.
Risultato?
Eco enorme, con tanto di corone di fiori gettate nel fiume,
dichiarazioni di circostanza e severe prese di posizione. No,
qualcosa non quadrava davvero, si era andato a toccare qualcosa di
così pesante o quel qualcosa doveva occorrere da pretesto per
controllare un mercato che, il Calcio, stava svelando tutti i limiti
dei clubs amici al cospetto di chi invece sul campo iniziava a
macinare...?
Sta
di fatto che, con una classifica in cui la Lazio si stava avvicinando
alla stracittadina con 4 punti di vantaggio, il Signor Luca Banti di
Livorno pensò bene di anticipare la prova per la praticabilità del
campo dell'Olimpico alle 15.40 invece delle 16.00.
Il
caso vuole che proprio alle 15.40, mentre il giudice di gara entra in
campo, smetta di piovere, e con buona pace degli astanti, giunti da
Roma ma una trentina di ragazzi giunti anche dal Friuli, dovrà
prendere atto di una frettolosa sospensione benché poi non pioverà
più, anzi, ci sarà tempo per essere scaldati da un timido sole.
Roma
corsara a Firenze, Lazio partita sospesa. Ci si affaccia alla
stracittadina con un solo punto di vantaggio per i biancocelesti. E'
il cinque di Novembre, prima di una sosta che sancirà l'assenza
della Nazionale di Giampiero Ventura dal Mondiale di Calcio (seconda
volta nella storia dopo il 1958) dove nelle due partite contro la
Svezia si assisterà ad una gestione degli atleti abbastanza anomala.
LAZIO-UDINESE
Arbitro
LUCA BANTI
Quarto
Uomo NASCA
Var
GUIDA
Ass.Var
COSTANZO
Tornando
all'impegno della Nazionale contro la Svezia, dei quattro tesserati
presenti per i due clubs capitolini (due per parte), i due atleti
della Lazio giocheranno tutti i centottanta minuti, mentre i due
dell'altra compagine faranno staffetta, addirittura offrendo, nella
partita di ritorno, un siparietto isterico con tanto di rifiuto
sull'invito ad entrare del tecnico.
Si
giunge così alla mattina del diciotto Novembre, giorno in cui, dopo
tante polemiche per gli adesivi e con due giocatori chiave
stanchissimi per la sei giorni nazionale, ci si approssima al derby.
La
partita inizia e la Lazio non è affatto brillante, ma comunque
sembra poter controllare una Roma che non fa molto per rendersi
pericolosa.
L'inerzia
del match viene rotta poco dopo l'inizio del secondo tempo da un
fallo non fallo di Bastos su Kolarov che, complice la sciolina messa
sotto gli scarpini, si adagia sul terreno dell'area di rigore
laziale.
L'arbitro
non esita un secondo: è rigore.
Anche
in TV il replay verrà mostrato solo una volta, ed in modo abbastanza
frettoloso, come se volessero nascondere la marachella. Solo due
giorni dopo emergerà che il contatto fra i due è inesistente, ma il
referto arbitrale ha già parlato ed è ormai troppo tardi per
avanzare pretese.
La
Roma va in vantaggio così, pochi minuti dopo l'inizio della seconda
parte dell'incontro. Inerzia spostata e, con la Roma che gioca sul
velluto e la Lazio che adesso deve fare la partita, un gran tiro da
fuori area del giocatore belga Naingolaan, sul quale l'estremo
difensore Strakosha sembra abbastanza morbido, dopo una manciata di
minuti fa due a zero.
Varrà
poco il rigore di Immobile su mano del difensore Manolas. La Var
stavolta interviene prontamente ed occorrono ben due minuti e mezzo
per accertare il tocco, netto.
La
sensazione in quel frangente è che invece di accertare il tocco si
stia cercando qualche cavillo o pseudo irregolarità per poter
annullare, ma tant'è...
ROMA-LAZIO
Arbitro
GIANLUCA ROCCHI
Quarto
Uomo DAMATO
Var
IRRATI
Ass.Var
VUOTO
Settimana
successiva al derby. La Lazio subisce il temporaneo sorpasso della
Roma e d'incanto la questione adesivi si sgonfia. La Comunità
ebraica non ritiene così offensivi i medesimi adesivi riproposti
stavolta dalla controparte verso i laziali, ed il dubbio che tutto il
rumore fatto non sia stato effettivamente per la mancanza di rispetto
in sé del gesto ma pre-ordinata affinché le cose andassero come
dovevano andare viene a più di qualcuno.
Ecco
scendere all'Olimpico la Fiorentina. Ad arbitrare è Davide Massa di
Imperia, che con la Lazio in vantaggio per una rete a zero non solo
non vede un rigore su Parolo in area viola, ma ritiene di non doversi
nemmeno avvalere del Var. Var che invece è necessario per dirimere
un contatto in area laziale fra il giocatore biancoceleste Caicedo ed
un difensore viola.
Var
corregge. Rigore per la Fiorentina. Pareggio. Due punti in meno per
la Lazio ed il Direttore Sportivo Tare che interviene ferocemente a
fine partita sul campo per chiedere lumi sull'accaduto all'arbitro.
Per questo scatteranno deferimento per il dirigente ed una multa
salata alla società
LAZIO-FIORENTINA
Arbitro
DAVIDE MASSA
Quarto
Uomo GHERSINI
Var
FABBRI
Ass.Var
LONGO
Segue
un'altra settimana di veleni dove la Lazio grida all'ingiustizia e
dove si ha la netta sensazione che qualcosa voglia frenare la corsa
dei capitolini.
All'orizzonte
un Sampdoria-Lazio molto difficile da giocare a Marassi, ed una
designazione, l'ennesima, di un arbitro che non gode di molti
estimatori (per la verità tutta la sua famiglia) in quel di Roma,
sponda biancoceleste: Paolo Silvio Mazzoleni.
Inizia
il match, tutto bene. Le squadre si affrontano a viso aperto, e la
Samp va in vantaggio. La Lazio gioca male, ma due invenzioni del
fenomeno Sergej danno il là al pareggio e, in zona cesarini, al gol
del vantaggio di Caicedo.
La
Lazio espugna Marassi, un campo molto difficile, peccato però che
questa vittoria sia macchiata da una svista arbitrale del signor
Mazzoleni, dei suoi tre assistenti e dei due addetti al Var. Sembra
che questa tecnologia non aiuti o non voglia essere presa in
considerazione per tutti, comunque non vede un netto fallo di mano in
area doriana, quello che sarebbe stato un rigore per la Lazio.
SAMPDORIA-LAZIO
Arbitro
PAOLO SILVIO MAZZOLENI
Quarto
Uomo MANGANIELLO
Var
GIACOMELLI
Ass.Var
VUOTO
Altre
polemiche. Il campionato di passione della Lazio sembra non finire
più. Il rapporto ormai logoro fra la società capitolina e l'AIA
appare assai nervoso. La settimana non riporta serenità, ed il Var
che a Genova non vede il lapalissiano fallo di mano del giocatore
doriano in area viene addirittura designato per la partita successiva
della Lazio, che i biancocelesti dovranno giocare contro il Torino
all'Olimpico.
La
Santa Barbara che fa esplodere definitivamente tutto. Quanto accade
all'Olimpico quell'undici Dicembre non si può definire nemmeno più
Calcio.
L'arbitro
Paolo Giacomelli, che ha un profilo social che il suo ruolo super
partes imporrebbe di non avere, nel quale appare ritratto con l'ex
capitano giallorosso Totti ed in alcune foto al mare che denotano un
certo ego, distrugge definitivamente le velleità laziali di
contendere per i piani più alti della classifica.
Non
solo non concede un rigore per un tocco di mano di un giocatore del
Toro nella sua area (episodio identico alla settimana precedente), ma
sulle successive proteste del calciatore Immobile, che contende al
difensore del Torino Burdisso il pallone e il noioso reiterarsi di
simili situazioni, lo espelle, lasciando una Lazio già stanca e
nervosa in balia delle ripartenze di un Torino che, grazie alla
superiorità numerica e alle svista dell'arbitro e le mancate
segnalazioni dei suoi assistenti, ottiene il bottino pieno.
La
reazione della società romana è tutta nelle parole del responsabile
della comunicazione Arturo Diaconale stavolta. Sono parole dure,
mirate, che puntano a denunciare un qualcosa, forse un disegno contro
la società capitolina che “se non deve competere per le zone alte
della classifica, venga detto e ci si regola di conseguenza”.
Tifosi
impazziti. Oltre trecento persone attendono fuori dalla carraia della
Tribuna Monte Mario l'uscita della quaterna arbitrale, ma un intero
plotone di poliziotti in tenuta antisommossa è pronto per tutelare
l'incolumità dei giudici, anche se appare evidente da quel
pomeriggio che la Serie A “non è uguale per tutti”.
LAZIO-TORINO
Arbitro
PAOLO GIACOMELLI
Quarto
Uomo CHIFFI
Var
DI BELLO
Ass.Var
CARBONE
Una
straordinaria partita della Lazio a Bergamo segue allo schifo visto
contro il Torino a causa di arbitri in malafede. Un pirotecnico tre a
tre in quello che un tempo era chiamato Brumana, dove le due squadre
si affrontano a viso aperto e dove l'arbitro, finalmente, ha la
capacità di restare a guardare sanzionando solo quello che va
sanzionato, senza farsi prendere da un assurdo e decisamente consueto
protagonismo.
Nella
settimana pre-natalizia all'Olimpico è di scena il Crotone. La Lazio
torna alla vittoria archiviando la pratica nel secondo tempo. Un
importante quattro a zero in campo, cui però fa da contraltare la
notizia del rifiuto da parte della quaterna arbitrale, del consueto
pensiero natalizio fatto dalla Lazio.
Forse
una manifestazione di alcuni mugugni, oppure una presa di posizione.
Insomma, la Lazio defraudata di almeno otto punti dalla classe
arbitrale, e la classe arbitrale che si offende con la Lazio
rifiutando un omaggio natalizio.
Colpevole
in questo, come contro il Torino, il silenzio di un Presidente della
S.S. Lazio che, a differenza dei suoi stipendiati e tesserati
(Inzaghi fa il diavolo a quattro), continua ad incassare senza dire
nulla nei confronti di queste reiterate prepotenze di un potere
oramai neanche più tanto nascosto, come se tutto gli andasse bene.
LAZIO-CROTONE
Arbitro
GIANPAOLO CALVARESE
Quarto
Uomo ABBATTISTA
Var
BANTI
Ass.Var
ILLUZZI
La
Lazio nonostante i vergognosi arbitraggi ricevuti si presenta a
Milano, sponda neroazzurra, con i favori del pronostico.
L'Inter
dopo una partenza lampo sembra stia tirando il fiato. La squadra di
Spalletti non è più quel brillante schiacciasassi di inizio
stagione e l'Undici romano scende sul prato di San Siro senza alcun
timore reverenziale.
Il
primo tempo è un monologo biancoceleste, così come il secondo.
L'Inter sembra la squadra in trasferta e gioca di rimessa sotto i
colpi della compagine laziale che sembra solo in attesa della buona
occasione per affondare il colpo giusto.
E
l'occasione arriva. L'arbitro Rocchi vede un evidente fallo di mano
in area e, forse complice la svista nel derby del mese precedente,
decreta il calcio di rigore per la Lazio.
E'
un rigore che c'è, il fallo è chiaro e nessuno griderebbe allo
scandalo per una scelta simile, ma il Var stavolta chiama. Il Var
avvisa. Il Var corregge. Nebulosa l'interpretazione dei falli di mano
per gli arbitri con questo nuovo dispositivo tecnologico, fatto sta,
che per la Lazio sono zero su quattro, mentre per altri lidi falli su
azioni da gol, falli di mano, addirittura gol di mano ed un'altra
copiosa serie di sviste e rigori inventati sembra non dar pensieri
ad alcuno.
Quindi
nulla. Niente rigore. Uno zero a zero ed una prestazione impeccabile
per una Lazio stanca ed ormai al giro di boa, anche se con una
partita da recuperare.
INTER-LAZIO
Arbitro
GIANLUCA ROCCHI
Quarto
Uomo ABISSO
Var
DAMATO
Ass.Var
SCHENONE
Non
si possono vincere tutte le partite, ma non se ne dovrebbe toccare
nessuna. La Lazio ci prova comunque, ma la FIGC e l'Associazione
Italiana Arbitri ci stanno riuscendo.
E'
il giro di boa, e la Lazio sale a Ferrara, nella tana della SPAL, per
vendicare i due punti persi all'andata fra le mura domestiche.
La
Lazio marca subito, ma quel simpaticone storico di Tagliavento
concede in modo immediato un rigore alla SPAL che rimette a posto le
cose. Il divario tecnico fra le due squadre è troppo anche per lui,
forse il più bravo di tutti (a toccare le partite sulla base dei
diktat del padrone intendo), fatto sta che Luis Alberto, con una
finta che mette a sedere anche gli spettatori, ed una sontuosa prova
corale spazzano via la SPAL a casa propria regalando alla Lazio altri
tre punti importantissimi che la tengono lì, distrutta dagli
arbitraggi ma lì, indesiderata ma lì, insieme a chi deve arrivare
per forza.
SPAL-LAZIO
Arbitro
PAOLO TAGLIAVENTO
Quarto
Uomo PINZANI
Var
IRRATI
Ass.Var
AURELIANO
Fra
il ventuno ed il ventiquattro Dicembre la Lazio mette altri sei punti
in cascina e torna a far paura. Vengono sconfitte Chievo ed Udinese
ed i biancocelesti si presentano a San Siro forti di una importante
classifica che li vede a distanza siderale dai rossoneri, con ben
quarantasei punti.
Ad
aspettare la Lazio è un trittico di partite davvero insidiose,
contro Milan, Genoa e contro la prima della classe. Il tutto è
farcito dal doppio confronto con i rumeni del FCSB e con la gara di
andata del turno di semifinale di coppa Italia, sempre col Milan.
La
Lazio scende sul campo del Meazza per la seconda volta a distanza di
un mese, ma come da copione accade l'ennesima porcheria. Passi
l'arbitro, che non passa. Passino i suoi assistenti, che non passano.
Passi il quarto uomo, ma non passa nemmeno lui. Gli addetti al Var
non vedono che il giocatore milanista Cutrone segna il gol del
vantaggio con la mano!!!
Quindi
gente che ha a disposizione tecnologia simile all'occhio di falco nel
Tennis ed al TMO nel Rugby, sports nei quali si riesce a capire se
una pallina lanciata a centotrenta chilometri orari tocca o no una
fettuccia di 5 centimetri, o dove si riesce a capire se l'ovale tocca
a terra dentro un dedalo di una quarantina di braccia nerborute, non
riesce ad accorgersi di un gol fatto con la mano su un cross dalla
sinistra.
Va
bene, devo credere questo, ma considerato l'ennesimo errore non
errore (perché voluto), tecnicamente questi due dovrebbero andare a
piantare patate invece di essere gli assistenti del Var (che ricordo,
come gli arbitri hanno dei “rimborsi”).
Una
Lazio comunque sottotono esce dal Meazza sconfitta per uno a uno.
Arbitro della contesa è il signor Irrati.
MILAN-LAZIO
Arbitro
MASSIMILIANO IRRATI
Quarto
Uomo PINZANI
Var
ROCCHI
Ass.Var
DI LIBERATORE
Ecco,
io ora dico, questa è una breve cronostoria di quanto accaduto fino
ad ora nella stagione 2017/2018 della Serie A TIM, che io chiamo
ORFEI perché più simile ad un circo che ad un campionato di Calcio.
Stamattina,
26 Febbraio (Grazie Lulic...non guasta mai...), curioso di vedere
quali designazioni avrà deciso la Lega per l'incontro di ritorno di
coppa Italia, dove la Lazio si gioca comunque una fetta
importantissima della sua stagione “amputata”, attendo fiducioso
la comunicazione on line, e questa puntualmente arriva.
Ad
arbitrare l'incontro di ritorno di coppa Italia di Mercoledì 28,
dopodomani saranno i seguenti arbitri:
LAZIO-MILAN
Arbitro
GIANLUCA ROCCHI
Quarto
Uomo PAOLO TAGLIAVENTO
Var
MASSIMILIANO IRRATI
Ass.Var
PAGANESSI
Qualcuno
mi sa dire cosa devo pensare? Ma ne serve uno bravo bravo, perché
considerati i precedenti di questa stagione, neanche il peggiore
lobotomizzato poteva pensare ad uno staff così competente per
rovinare l'ennesima partita della Lazio.
Ora,
non che io credo che per loro sarà facile, se la dovranno guadagnare
comunque contro la Lazio di quest'anno, ma almeno mi volete dire cosa
cazzo sto guardando? Rocchi, Tagliavento e Irrati.
Sei
dei dieci punti mancanti alla Lazio quest'anno sono opera di questi
signori.
La
semifinale la fate giocare ai giocatori oppure a decidere sono loro?
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15/01/18
Pittura.
Non riusciva a comprendere poi tanto di quello che gli stava succedendo. Continuava a confondersi dentro il delirio della sua città tralasciandone il suono primario che aveva la dimensione di un fischio continuo. Si abbandonava all'ascolto di tutti quei rumori frammentati che rimanevano sotto quella rumorosa traccia e che finivano inevitabilmente, in mezzo al caos dal quale cedevano singolarmente per rassomigliarsi tutti.
Si inseguivano in miliardi di pezzetti,
come fossero un insieme di anime che si infrangevano sapientemente
messe in fila una alla volta. Chi contava quell'enorme linea
tratteggiata doveva essere davvero un gran pittore di percorsi.
Disseminate su un terreno che assomigliava più al volume che alla
forma, ne metteva in fila di storie, tutte differenti una dall'altra,
mentre le sapienti mani dell'abitudine avevano dipinte e messe
intorno, penzolanti, in tutto quel groviglio di piccoli nulla che
concentrici si scheggiavano velocemente andandosi ad urtare così
forte da stridere fra loro.
In tutto questo sincopato mondo altri
silenzi ed altre lettere dettate in tempi non sincronizzati facevano
di un tutto non conforme quella tavola che riesumava ogni tonalità e
che ne diffondeva anche di nuove in una sagoma di vuoto sordo
rinnovata. Non esisteva un ordine, né tanto meno era dato a chi
poteva percepirne il denso suono di cercarlo. Si finiva per isolare
il tutto da tutto il resto, pensando di poter comprendere almeno
quegli spiccioli di sana e distante follia da un mondo che echeggiava
noia e lacrime da tutte le ovvietà e le cose immobili.
Sapide terrene mete, di bocche asciutte
e rinnovati intenti gli sguardi sono pieni, ma in tutte le fragilità
rotte da pile di lastre di alluminio luccicante e ermetico,
serpeggiava ancora quel noioso sibilo che tutto insieme rendeva un
caotico intenso rumore. Privilegio il riflettere per poi fermarsi ad
assaggiare le emozioni, rotte a loro volta dal tempo andato via e da
quello giunto, dilatavano i pensieri adoperando menti elettriche per
calcolare e generare altre pressioni e intensità. Simmetrie di
impulsi e predisposta carne votata al sacrificio al fine di
comprendere quello che non è dato, di scuoterne il confine e
misurare in sensazioni quanto manca all'assoluto per accendere quel
fuoco che rimane. Rompe all'orizzonte come rompe dentro. Mescola in
un solo tema cielo e fondo. Schiude un'altra volta ancora l'uovo di
fenice che riaffiora alla vita dopo che morente e spento si è
lasciato andare a quella selva di colori incolti.
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23/08/17
Oltre la prua.
Marinai. Frigge il sangue all'emozione e corre. In tante grotte scavate fino in fondo si diffonde e torna riscaldando fino a ridurre tutti i corridoi in un arsa piana che non smette di bruciare. Spasmi e dilatate sensazioni attraggono mentre la chiglia dei pensieri manovra ed è come timone: sorregge e li dirige. Le volontà degli uomini concentrano il fluido di tutti in un'intera forza, sola, facendola convergere in una selva di recuperi mentre affilati arpioni e densa schiuma di mare mosso ricacciano pensieri e paure per quel raccolto che adesso rinfranca.
Alle spalle si lasciano la scia, che come pagina bianca e mai scritta gli ricorda e poi racconta di tutto quello che in passato è già stato fallito, ma mentre un'onda nuova arriva e sbalza, violenta quasi capovolge, l'acqua che ora accieca, è soltanto l'ultima metafora del fumo che al presente li attraversa. Naviga tagliandone fessure e lacero si scioglie per appartenerle ancora. Scioglie l'anima e con se porta il fardello della luce, mentre le nubi plumbee schiacciano tutta la via che prova a dissipare e divenire chiara rotta. Ami e lenza, pensieri e fantasie, con gli strumenti ormai vetusti l'esca perde e può soltanto accarezzare, mentre quel banco passa e mosso da marea lascia sfiorarsi scivolando e senza perdere o perire.
Inghiottiti da quel mare che li schiaccia, appiattiti sul viscido suolo che sorregge, trovano approdo ragionevole puntando i piedi e liberandosi da quegli spari d'acqua sotto i quali sono attacchi e sono attracchi. Madide, livide mani, arti gelidi e sopite percezioni, al freddo e al fondale che scivola e monta. Al di sopra di tutto questo, come fosse l'intera storia della vita che in quel mare esplode, tutto va via, tornando al piano di metallo arrugginito e ancora giù fra l'onde.
Un battito di palpebre è una foto. La scatta il marinaio mentre incamera esperienza in un istante solo. Compressa, la vita verticale di quell'attimo diviene storia, la tocca ed indelebile si va ad imprimere dentro il momento successivo, già fatto a forma di memoria. Sconvolge la massa di dati che in quel solo attimo lo investe, ne è penetrato come fosse fatto di materia simile ad un fulmine, e per non rischiare di perdersi e perdere la rotta, dopo aver volto il capo al retro e aver perso la scia, dirige gli occhi avanti, vedendo oltre la prua.
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21/08/17
Cosa vuol dire andato via?
Cosa rimane negli altri di quello che si è? Soltanto tracce, impronte, o addirittura appena ombre.
Tracce sono le scelte, come altre tracce sono le pressioni che emotivamente si subiscono dagli altri e che si offrono. Tutto il resto sfiorisce, passa, rigenerandosi in una nuova esperienza che come fosse uno passo verso il resto dello spazio, in qualsiasi direzione, fa osservare stesse cose in modo sempre differente.
Scelte appunto, che mai sfioriscono, che mai, assolutamente mai, necessitano di giudice o difesa. In esse è tutto quanto, rinchiuso negli involucri al loro interno hanno il rispetto, rinchiusa hanno la verità, la libertà, forse la stessa bellezza. Si dilatano conservandone l'esclusivo senso, offerto in termini di lucida, consapevole coerenza, ma in due tempi: uno che agisce nel breve, come se il breve fosse rotazione, uno che ha effetti di rivoluzione, fatto per chi non usa quello stesso linguaggio, fatto per chi non lo comprende, fatto per chi, talmente concentrato sulla certezza che quel vetro mostra al di là, non è in grado di comprendere un linguaggio diverso dal proprio, consumato.
In questa arteria è il puro desiderio. Schiacciato dall'ossigeno, è certamente in grado di ferire e può comprimere. Rimane piatto e spesso, chiuso negli istanti dove la visione è stata completa, dove quel poco di epilogo appare e si mostra anche a chi non era in grado di vederlo precedentemente. Mai stancante, quel noioso osservare nell'attesa che qualcosa prima o poi possa accadere fugge via, scomparendo in tutto ciò che passa lungo il fiume che qualcuno chiama tempo, ove se non è rimpianto, è solo nuova intensità che compiuto il passo che permette finalmente di vedere ciò che prima era invisibile ora logora.
Roberto De Sanctis - All Rights Reserved
24/02/17
FamoStoStagno.
Beh, oggi e' il gran giorno. O meglio, potrebbe essere per Roma un nuovo passo verso l' emancipazione e lo sdoganamento da certi personaggi che da decenni la opprimono, oppure no. E tutto sta, purtroppo, perché la natura evidentemente pubblica del problema, ha veramente molto poco di privato, come invece continuano a dire in molti per fare pressioni sulla giunta, e riguarda questo cavallo di Troia che deve dare il via all' urbanizzazione di una intera area di non so quante decine di ettari, lo stadio della Roma.
Oggi dunque e' il gran giorno. Oggi si deciderà per un si oppure per un no. Parliamoci chiaro, questi signori sono delle cinture nere di sciacallaggio e raggiro, di ricatto ed utilizzo improprio della Comunicazione e, per intenderci, le sapienti lingue dei degni compari d' oltreoceano non sono affatto da meno. Mi sorprenderei dunque, se alla fine non trovassero la strada per far dire si ad una giunta ancora troppo giovane e poco robusta per nuotare nelle stesse acque di questi squali, ma, e c' e' il ma, e' anche un enorme banco di prova per i cittadini romani di fede giallorossa. Si può finalmente valutare ad un effettivo banco di prova, il livello di maturità raggiunto, il livello di consapevolezza, degli abitanti romani, ai quali, per una volta, viene chiesto di mettere da parte l fede sportiva e valutare con terzietà, solo sulla mera opportunità che a una megalopoli simile sia data luce.
Sono convinto che c' e' ben poco per la Roma li dentro, e sono convinto che non c' e' proprio nulla per gli abitanti di quella zona. Ma in un sol colpo, Parnasi attraverso il plusvalore dei suoi terreni regolerà tout court le sue pendenze verso Unicredit, la banca, grazie a questo plusvalore rientrerà concretamente di una buona fetta di debiti congelati dalla Roma e, con la blindatura di questo legame ad incrocio, entrambi potranno agire da braccia e mente per inchinarsi al vero soldato coi soldi, quello americano, che ha chiesto garanzie su questa speculazione fin dal suo primo insediamento, utilizzando a tutti gli effetti l' associazione Sportiva roma come mezzo e tutto questo schifo come fine.
Oggi la giunta non sarà il centravanti, sarà il portiere. I cittadini romani potranno scegliere se essere guanti o difensori sulla linea, oppure chi ha venduto la partita per suoi scopi e fa autogol.
Sono convinto che c' e' ben poco per la Roma li dentro, e sono convinto che non c' e' proprio nulla per gli abitanti di quella zona. Ma in un sol colpo, Parnasi attraverso il plusvalore dei suoi terreni regolerà tout court le sue pendenze verso Unicredit, la banca, grazie a questo plusvalore rientrerà concretamente di una buona fetta di debiti congelati dalla Roma e, con la blindatura di questo legame ad incrocio, entrambi potranno agire da braccia e mente per inchinarsi al vero soldato coi soldi, quello americano, che ha chiesto garanzie su questa speculazione fin dal suo primo insediamento, utilizzando a tutti gli effetti l' associazione Sportiva roma come mezzo e tutto questo schifo come fine.
Oggi la giunta non sarà il centravanti, sarà il portiere. I cittadini romani potranno scegliere se essere guanti o difensori sulla linea, oppure chi ha venduto la partita per suoi scopi e fa autogol.
Coraggio Virginia. Coraggio Roma.
Roberto De Sanctis - All Rights Reserved
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14/02/17
Scorre lento il Tempo.
Scorre lento il tempo. Sotto i colpi del Generale Inverno come un fiume ghiaccia e cela entro i confini suoi, solidi, un ridotto flusso. Gocce che pendolando sotto il freddo divengono cristalli e, a ogni momento, una caduta immagine di liquido essiccato si offre a chi la osserva. Madido andare stabilizza e aspetta, riposa. Come in letargo anch' io, sospesa la parentesi di sonno affioro e sciolgo, e in un risveglio ancora opaco ascolto, come se quella penna e su quel foglio non ci fosse che silenzio raccontato. Tace in una freccia scagliata e, dentro l' arco e quella corda che ora flette, taglia il vento come fosse lama, mentre incide solite tenaci resistenze che al passare si abbandonano soffiando come il fiato di uno yak.
Scorre lento il tempo. Abbandonato ai flussi di una vita che attraversa e che si affaccia. Esso stesso si comprime e si dilata a suo piacere fra esperienze e mutazioni di un presente chiuso dentro gli occhi di chi osserva. Pugni a terra, e scaglie, e polveri, testimoni di un presente che deflagra e rimodella. Anime e corde, fuochi fatui e sabbie che mutano colore. Mendica l' angolo di un sogno fra le nebulose oscene voglie dell' inchiostro. Scorre come pioggia di olio su una tela e fa dipinto di quel nulla invisibile agli altri, mentre vulcani e sismi strappano il tessuto del momento distaccandolo fra varie componenti.
Scorre lento il tempo. Sciame di scosse e polvere gialla che si alza, che non ne vuol sentire di placare il suo feroce impulso. Tremori affiorano qua e la di tanto in tanto, fra nuove polveri e nuovi pugni a terra, fra tutto quanto quello che non va e una insana voglia che trasale. Scioglie quel ghiaccio che torna a gocciolare, e sciolta e' la pietra lanciata dentro al mare. Fumose laviche colate immagina per ritornare a scrivere e fare in maniera tale che tutto si comprima dentro un battito di penna ad asciugare. Complesso di brividi di gelo ed aliti che vanno via. La pioggia passerà per far poggiare polveri, e dopo nuovo Sole asciugherà gli intenti. Ad una stalla delle bestie torneranno per mangiare e abbeverarsi. Di tutto questo non sarà rimasto che una piaga amara dentro le carni di chi lo ha attraversato, ed un bicchiere pieno imbeverà come l' inchiostro che si poggia sulla carta di una pagina che già lo aspetta. Scorre lento il tempo.
Roberto De Sanctis - All Rights Reserved
08/10/16
Nebula in fabula.
Acredini inutili in un ambito dove se non ci si allea si e' destinati alla morte. Deserto, escursione termica, con il suo intollerabile calore e con il lungo brivido del gelo della notte. Meglio rinunciare alle esigenze dei singoli, ma soprattutto e' necessario lasciarsi indietro i capricci di priorità che obbedirebbero ad una routine di una vita normale.
In un clima dove e' così difficile resistere, dove e' necessario unirsi e assaporare quel venti per cento verso cui il nostro corpo si riduce e si appiattisce per donarci una sola possibilità, meglio abbandonare le sferzate di tutte quelle inquietudini dovute ai propri scopi. E occorre alleggerirsi su una obbligata convivenza, dove un estraneo può rivelarsi una persona conosciuta e dove ci si può accorgere che anche una persona conosciuta possa essere in realtà soltanto un estraneo col quale non si ha nulla a che fare.
Si finisce per affinare le proprie sensazioni, e si entra nella sfera delle affinità e delle possibilità di incontro comportamentale. Ogni spazio esplode divenendo al tempo stesso una parete concentrica dove arrampicarsi ed una mescola delle rispettive intensità. Condivise e non, fra le misture di dolorose rinunce e nuove motivazioni, si dilatano fra freddo e caldo torrido come le impronte lasciate a testimoniare quel che ad altri sembra solo un passaggio.
Carovane di gente o due persone, equipaggiati di materiale tecnico oppure solo di buona volontà. Si finisce per cancellare contrasti e convergere al fine di non vedere terminate le proprie vite. Un dipinto che si va delineando nella forma, come un ambiente ove l' angolazione del sole nel cielo gestisce e muta l' umore. Madide fronti e dispersione di liquidi per reagire al calore assomigliano a quella vernice dei pastelli che spennella sulle tavole pronte ad accogliere. Così la tela e' il corpo ed il colore quel che il corpo prova.
Avvertire, fuggire, morire. Scuole e stili, aghi o pennelli, cospargere del proprio passaggio quell' ambiente e sperare di poterlo firmare alla fine dell' opera. Ma di tutte quelle gocce che cadono al suolo chi ne ha contezza? Terribili tempeste di sabbia fra dune ed insetti in grado di resistere a quelle proibitive condizioni, mentre l' individuo, gli individui stanno soffrendo senza soluzione di continuità per poter vivere. Ed alla pittura restituisce contezza e confine, fra sudore disperso e liquidi da assumere con parsimonia.
Onde, magnetiche elettriche o di marea. Elementi, e negli elementi scosse e repliche che vanno dilatandosi. Quasi una ecchimosi che come traccia affonda fra la cute e le carni sincerandosi di rimanere per il resto del tempo che si deve attraversare, e che prende la forma di una cicatrice che ci dovrà tenere compagnia. Opera Omnia, quelle tracce e quel tempo dedicato a quell' ambiente così grave. Lascia delle scie di ricordo fra le pagine di vite che come libri sono scritte e che come le fronti della carovana si abbandonano silenti ad un destino contro il quale nessuno può far nulla in più che resistere.
Roberto De Sanctis - All Rights Reserved
25/09/16
Risvegli.
Che poi la sensazione di quel freddo non la perdi mai. Si può poggiare addosso come dei cristalli che, minuscoli, comprimono portando la tua pelle a dilatarsi ed a restringersi, come se fosse anch' essa un cuore che dentro i tuoi tessuti pulsa. Nudo istinto e la frizzante sopraggiunta volta autunnale che risveglia. Abbandonate le madide nottate a rigirarsi per poter resistere a quello sfiancante incatenato calore, germogli di nuove intense scosse affiorano come se elettrico i mio corpo si destasse sotto cumuli di cenere compressa. Frane di ciottoli convogliano dentro le stanze di una scena che riprende il suo trascorrere da un vetusto playback, dove vigori nuovi a desolante polvere rispondono come ruscelli pronti ad irrorare e a ripulire levigate superfici di quelle pareti cutanee che solo pochi momenti prima erano unte. Sporcizie di una Estate trascorsa a tergere e ad asciugare sotto i feroci colpi di un abbandono che sa di elevazione in una ionosfera ove l' ossigeno invece di scarseggiare, abbonda. Rilascio calori come fossero zavorra, e in una prima evanescente mongolfiera che via via si fa più nitida, sollevo le mie idee che sono insieme a tutte quelle sensazioni di quel vuoto strano che dentro mie pressioni adesso lentamente io abbandono. Crimini di ciottoli rappresi e lucidi, solleva il sogno in un costante impatto di pietruzze sminuzzate e gelo. E allora, solo allora ascolto il fuoco, quel fuoco che in me si perde per quei centoventi giorni dedicati alle emozioni aride, dove il dannato amante scalda i freddi cuori e dove non ribollono le anime che invece incendiano nottate umide di inverni lunghi e di buie nottate. Ritrovo me, dentro al letargo emotivo di quei liquidi ed incauti sciamani delle predizioni, dove ho ascoltato musiche lontane fatte di frane e passaggi di vento basso a musicar le fronde. Aria non c' era, e fra le beghe di una soporifera giornata trascorsa all' ombra, invece di dissetare me, lasciavo solo che fuggisse via per ritardare il senso delle cose e di questo sollievo che ora aspetto e godo levigandomi in attesa del mio nuovo sogno. Concentriche, spasmodiche, corrono via come i rimbalzi di una pietra piatta sulle liquide convesse curve di un piccolo lago, propagandosi come gli anelli di Saturno in una regola compressa dentro un diapason dal quale esce la nota. Ristora il fresco al tatto, e fra le modiche spese per l' attesa, va ad incidere su umori nuovi e voluttà perverse fra gli sciami di un pulviscolo che fa fuggire via gli insetti come delusioni, e si allontanano codarde lasciando nuove strade a nuovi piani scoscesi comodi e dai quali ci si può osservare bene. Collassa il calore e mi abbandona, tornando al vecchio modo di intendere il respiro stesso, mi crogiolo nelle dimenticate percezioni di una sagoma che di confine se ne intende bene. Ascolto il freddo riscaldando, incendiando il sangue, che ribolle gaio fra i suoi vasi e che permea sapientemente, e sebbene stiano passando nuove stagioni, negli anfratti ove me stesso e' uso albergare per il letargo, mi riconosco e mi beo di tutto quel che affiora e che ricordo. Esili che patisco anno dopo anno, esili da me. Costretto a rovistare fra le nuvole e fra il cielo nell' attesa di un nuovo Autunno che abbandona foglie per rinvigorire pianta. Perse vanno via, di cose futili a barili, lasciando la coscienza ed il senso primo di una vita cui mi sento di appartenere in toto, dove anche la solitudine di alcuni momenti può essere consigliera se non alleata ed amica, e dove essa stessa può gridare alla vita che lei si può riprendere quello che per centoventi giorni e' stato celato sotto le ceneri di quell' odioso amante troppo vicino.
Roberto De Sanctis - All Rights Reserved
08/09/16
Lettera aperta a Maurizio.
Per come la vedo io, caro Maurizio, più fanno così e più sono contento. Hanno timore che il gioco gli si impalli, e riuscire a fare questo sarebbe già tanto, perché le pecore che hanno preceduto Virginia Raggi, sia a sinistra, sia a...se la vogliamo chiamare così...a destra, non hanno accettato lo stato di cose, loro "erano" lo stato di cose, perché allineati ai voleri di altri da sempre.
Vedi, talvolta mi dicono...ma tu eri di destra e adesso voti Movimento 5 Stelle... Io rispondo si, e voto Movimento 5 Stelle proprio perché sono di destra, e lo dovrebbe fare anche una persona che vota a sinistra, perché con questo fatto dell' ideologia, dei temi, della sinistra e della destra, ci hanno intortato bene bene, e non vedo altra via di uscita se non quella di confonderli.
Ci hanno riempito e ci stanno riempendo di sganassoni da 70 anni a questa parte, raccontandoci la più grande bufala del Ventesimo Secolo, ovvero la Democrazia. Ci hanno anche fatto credere di essere liberi, ma in realtà si sono adeguatamente applicati, ed in maniera molto minuziosa, a lavorare da decenni proprio per costruircelo dentro la testa questo dannato recinto.
Siamo convinti di essere liberi ma non ci rendiamo conto che facciamo esattamente tutto quello che vogliono. Ci fanno la Nectar per fare la spesa, o la tessera della Coop per risparmiare, sono transazioni tracciate, due pentole e tre piatti di coccio in omaggio da mettere in vetrina e che forse non useremo mai in cambio dei cazzi nostri. Ci danno il Telepass e ci dicono che non ci costa nulla e non facciamo fila, anche questo in cambio dei cazzi nostri. Ci hanno munito di Bancomat, Carte di Credito, Carte di Debito, Postepay e quant' altro, e intanto sanno tutto delle nostre transazioni, insomma i cazzi nostri. Il problema non e' neanche chi evade, ma il controllo. Uno che controlli, se non fa quello che dici lo puoi spegnere una volta che le transazioni non avverranno più con la liquidità.
Poi ci danno la tessera della benzina, sconticino...? Sempre in cambio dei cazzi nostri. E adesso la Tessera del Tifoso. Pensi davvero che il problema sia la violenza? Il controllo, abituare le persone ad obbedire, oltre ai cazzi nostri. Si nutrono delle nostre fragilità. Non arrivi a fine mese...Nectar. Vai di fretta...Telepass. E poi guai ad andare in trasferta sprovvisto di Tessera del Tifoso, potresti scoprire qualche posticino dove si mangia bene e si spende poco se paghi in contanti.
Potrei andare avanti per ore, lo schema e' sempre lo stesso: crearti una esigenza per servirti una soluzione potenziale. Così facendo rendono meno voluminoso il quantitativo di flottante che se ne gira per il mondo...dici a te che te frega...ad uno che fa speculazioni se invece di spostare liquidi sposta in via telematica sarà un pò meglio credo. Pensa alle Epidemie. Tre settimane di Suina per venderti il vaccino. Poi l' Ebola, e non si sa quanti soldi hanno speso i Sistemi Sanitari Nazionali per munirsi del vaccino. E allora perché non far vedere una vacca che balla il rap e magari macellarne un centinaio e mandare in onda il video...magari hai delle scorte di pollo che stanno andando a male e le devi vendere. E allora perché non fare lo stesso con l' aviaria. Magari dovevi dare via un pò di conigli, o di mucche stesse, per restituire il favore.
Il cip del cellulare, quello del digitale terrestre, sanno sempre dove sei e cosa stai facendo, però ci raccontano che siamo liberi e ci fanno firmare la legge sulla privacy.
No! Noi dobbiamo essere liberi, ma entro i confini che decidono loro. Sono confini che già da tempo non si basano più sulle semplici e basilari regole del rispetto reciproco, e siccome ci stanno impiegando troppo tempo minano le fondamenta della Famiglia per creare un esercito di idioti, di clienti che chiedono una merce che e' loro: vita.
E le persone si prostrano mostrando le terga in maniera autonoma, di loro sponte, credendo però di essere libere. E' molto semplice, una cravatta sociale basata sulla diffusione della non consapevolezza e sull' ignoranza. Far credere che non e' possibile che accada...ma invece accade! Si può fare ed accade.
Dunque, fra tutti questi sganassoni che prendiamo, se vogliamo restituirne qualcuno, l' unica soluzione e' quella di confonderli, non devono capire da dove arrivano. E nel mentre che perdono tempo a rompere i coglioni, li possiamo annientare utilizzando le loro stesse regole.
Stiamo craccando il loro sistema, per riformattarlo di sana pianta. Possediamo la memoria remota, che deve solo essere recuperata e istallata di nuovo. Loro nel mentre parlano e continueranno a parlare fra loro come dei replicanti. Avranno risposte e soluzioni per cose che non sono più domande né problemi, quindi non serviranno più e verranno cestinati o messi fuori come spam.
Il difficile allora sarà per noi, che come in ogni realtà virtuale che si rispetti, avendo sconfitto il mostro di fine quadro, passeremo al quadro, al livello successivo: l' Europa. Non e' un una gara dei 100 metri, e' una Maratona, oppure una partita a scacchi, e se e' vero che il Re e la Regina giocano con loro, che hanno gli Alfieri, i Cavalli e le Torri a difendere, non e' una partita fra pezzi bianchi e pezzi neri (o destra e sinistra, o qualunque cosa serva a dividerci), perché vince sempre chi mantiene in vita il proprio Re. Questa e' una partita che si gioca fra Re e cortigiani da una parte e pedoni dall' altra. Solo che a questo gioco i pedoni sono 300 milioni, contro trentacinquemila. Sul piatto c' e' il futuro di tutte le persone europee.
E' possibile che io mi sbagli, ma pensaci solo un attimo e, mi permetto, lascia perdere la Meloni che poi al dunque ha sempre votato come votano loro. Ma lascia perdere lei come Gasparri, LaRussa, D' Alema, Rizzo, Occhetto, Fini e Cicciolina (i Cavalli), lascia perdere i Giornali e le TV ( le Torri), lascia perdere i dirigenti delle forze di Polizia e tutti quei signori che decidono le manovre economiche e delle industrie farmaceutiche (gli Alfieri). Si intende, lo dico e spero tu ne comprenda il senso, oltretutto sei una persona più grande di me alla quale devo rispetto, perché lo meriti e perché così mi ha insegnato mio Padre.
Ma pensiamoci bene perché giocata questa partita, di altre possibilità non ne abbiamo. Dopo questo l' ultima stazione credo siano i fucili e la rivoluzione. Io non ho figli ma ho nipoti, tu hai molto più di me da mettere sul piatto: abbiamo la responsabilità dei sogni o degli incubi che gli andiamo a lasciare.
Roberto De Sanctis - All Rights Reserved
05/09/16
Il popolo mangiato dalla polvere.
Dove va a morire la Persia? Affonda nelle isole del Mare Egeo oppure si annida fra le maglie sottili di un arazzo rifinito con dei fili d' oro appeso a un muro? Ne delimita il confine il Caucaso o raccolto nello scrigno di quel Medio Oriente raffinato più del suo petrolio? E lunghe carovane continuano a sciamare come se in un altro tempo si potessero cercare nuove Vie. Solcata quella vastità di rudimenti e delizioso fascino, viandante si abbandona al fresco di una notte mite per cullare desideri silenziosi dietro gli angoli più angusti di città ammassate, polverose e di randagi che sia arrangiano inseguendo qualche cosa da mangiare.
Nuda noia al momento del thè, quando quell' alito di vento arriva per incontrare le tonalità soffuse di quel giallo-arancio dei palazzi bassi, con tutti quei finimenti che come sentieri sono in grado di far perdere ad un occhio poco attento, e come medicina mischiano e raschiano i pensieri come fosse un elisir. Nel rumore di un brindisi che sbatte dei bicchieri gli uni contro gli altri, l' ambra ed il fumo di quella bevanda si mescolano ad un tramonto senza eguali, miscelandosi fino a riempire tutti gli occhi, andando persi un sorso dopo l' altro, ed affogando nella sazia sagoma che fa il confine.
Gli archi e una locanda assicurano un ristoro tranquillo, mentre la notte giunge piano coprendo quel che del cielo era rosa e arancio e adesso sfuma via. Inerzie del tempo che passa e meccaniche disciplinate azioni che stancamente si ripetono in questa ossessiva routine. Un nitrito e poi un altro, giungono rumori dal caravan serraglio, ma il calore del tappeto scalda i piedi nudi e i rudimenti di una vita semplice di cose appena sufficienti. A qualcuno basta. A tutti sembra bastare. Mentre quel fumo che era thè adesso quasi onomatopeico si trasforma in rumore. Tutti quei dadi che corrono e quelle pedine appoggiate sul piano di legno a triangoli. Una ossessione quel gioco, e mentre i più sono alle prese con il qalyan. Agli angoli qualcuno mastica le foglie di qat di contrabbando cercando di non farsi notare, ma mansueti ed assonnati assistono alla scena essendo quasi pertinenti a tutto il resto, oramai alla stregua di una nenia.
Il giorno corre veloce seguendo la curva del Sole. Le ore dove e' più alto ci si ripara per non essiccare o bruciare le idee. Racconti in lingua antica che appena comprendo parlano di gente istupidita dal calore, gente che e' vissuta andando via la notte fra code di farneticazioni, di racconti ed urla per non ritrovarsi la mattina su quei materassi di iuta o quei tappeti che li avrebbero potuti accogliere, e che ne avrebbero potuto accogliere tutti i pensieri. Candide canaglie il popolo mangiato dalla polvere, andati via dall' esistenza senza degna sepoltura, eppure ancora lì a rappresentare tutto ciò che di incrollabile in un uomo cresce dondolandosi fra il tempo e il proprio arbitrio. Fugaci lampi di un cielo stellato che segnano misura al sogno accarezzandosi nel viola cupo di una celere burrasca che si affaccia all' orizzonte. Così come i colori dei tappeti e quei nitriti scosse dentro il caravan serraglio. Nodose mani aiutano a cercare dentro i sogni quell' esatto istante che riesce ad irrorare le meningi e che come una cometa cade dritta dal soffitto sulle nostre fantasie di libertà.
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Convergere fino a sovrapporsi.
Ero rimasto ad osservarla immobile, mentre scalza e completamente nuda se ne stava andando verso il bagno. Sentivo l' incedere dei suoi passi, finalmente calmi, e immaginavo il punto esatto in cui si andavano a poggiare i piedi. Vedevo la loro forma dilatarsi per aderire al pavimento e poi, sinuosamente, ricurvarsi per il successivo passo. La forma del suo corpo era perfetta. Non molto seno, proprio come piace a me, ma con un culo bello da impazzire, e poi quella straordinaria curvatura dei suoi fianchi. Mi ricordo che avevo passato e ripassato il dorso della mano sulla pelle all' altezza del bacino, e questo, non so come, l' aveva incuriosita e divertita, fino a quando poi la notte non si era fatta seria e ci eravamo abbandonati a stare insieme. Ricordo di essermi domandato molte volte cosa ci avesse trovato di tanto interessante in me, da chiedermi di accompagnarla a casa e poi farmi salire. Ero un abile servo della lingua, per carità, che talune volte innocentemente, altre un pò meno, alimentava la conversazione guidandola in anfratti dove qualcuno si disinteressava o dove gli argomenti potevano riempirsi di uno strano angolo che incuriosiva, ma tutto qua, con buona pace dei viveur e degli appassionati della seduzione.
Le armi per la verità non le mettevo in campo quasi mai, perché le velleità venivano sepolte non dall' assenza di desiderio, ma più che altro, dalla delusione che provavo spesso per le ovvietà. Non ero un amante del perfetto, anche perché in primis io ero un racconto sui difetti e sui miei limiti, e pativo assolutamente un mio concetto di bellezza canonica, ma quando l' imbarazzo incontrava qualche sua sofisticatezza fuori luogo, o che crollava sotto i colpi della sua voglia di teatralizzare la scena, veniva meno tutto. Mi accorgevo di fuggire via da certi atteggiamenti, che li pativo quasi vergognandomi, e sebbene mi trovassi ancora lì di fronte a lei, fisicamente, la mente ed il pisello già avevano lasciato il tavolo per andarsene a trovar riparo in qualche anfratto dove l' ovvio e la banalità potessero restare fuori.
Altro discorso accadeva quando lei, invece, riusciva a non sbagliare nulla. La giusta dose di buona educazione e di sensualità si mescolavano con quel canone di forma che apprezzavo e con la giusta dose di uno sguardo che poteva frantumarmi e diventare complice.
Non credo fosse per la posta in gioco, magari più per la pressione del momento, avevo qualcosa che col mio modo di essere si fondeva, e come un esattore delle tasse, puntuale, giungeva un mio passaggio a vuoto dove l' idiota che e' in ogni uomo che vuole fare il gallo metteva a repentaglio dei sorrisi e delle placide idee di mescolare insieme le proprie vite per un lasso di tempo anche breve.
Quando capitava le gambe erano sempre un tremolio fragoroso, ed avevo spesso la sensazione che i jeans potessero scivolarmi da dosso, ma poi mi riprendevo e non volevo fare altro che toccarla e sentire quale odore avesse.
Così era stato quella sera, e pensare che una mia mossa troppo azzardata, oppure troppo celere, mi aveva anche fatto guadagnare un piccolo buffetto sulla faccia. Come al solito la mia assoluta incapacità di agire per tempo aveva rischiato di rovinare tutto, ma avrei scoperto che proprio quel gesto di educata insolenza fu per lei l' ago di una bilancia emotiva che l' aveva eccitata. Baciami ancora. Stringimi. Ed eravamo stati lì entrambi, dentro casa sua, con quei due calici di vino rosso mai finiti appoggiati in terra, e con il suo sguardo che mi fissava quando dal bagno il rumore dei suoi piedi ne annunciavano il ritorno.
Forse solo sesso, forse per una notte e per mai più, ma l' indelebile traccia del suo odore nel mio naso e sulla bocca, e l' istante in cui la mano stringe l' anca e che l' ha fa girare.
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