26/02/18

LE CASUALITA' DI UN CAMPIONATO NON BELLO (ovvero tutti i limiti della Serie A ORFEI)

LE CASUALITA' DI UN CAMPIONATO NON BELLO

(ovvero tutti i limiti della Serie A ORFEI)

Il rapporto di questo sciagurato anno fra gli arbitri e la S.S. Lazio è stato abbastanza noioso, così, tanto per usare un eufemismo.

Diciamo che la Lazio, suo malgrado, si ritrova a dover combattere per una misera terza posizione quando, per valori espressi in campo, ha ampiamente dimostrato di essere inferiore soltanto al Napoli.

E' pertanto osservando attentamente l'operato degli arbitri in questa stagione (più delle precedenti, ma forse soltanto per il VAR, comunque spesso accomodate...) che quelle che sembravano casualità da un certo punto in poi sono iniziate a diventare uno SCHEMA.

Ed io questo schema voglio provare a raccontarlo.

Delle partite giocate dalla Lazio, vinte e perse, quest'anno, in ben dieci occasioni sono accadute delle strane cose.

Era il primo di Ottobre quando una roboante reazione della Lazio cancellava quanto accaduto sul campo contro il Sassuolo nel primo tempo.

La compagine capitolina schiantava il Sassuolo per 6 reti ad 1, ma nonostante il risultato del campo, qualcosa già non andò in quel frangente.

LAZIO-SASSUOLO
Arbitro FABIO MARESCA
Quarto Uomo SACCHI
Var GUIDA
Ass.Var SAIA

Con il campionato appena alla settima giornata, una Lazio che aveva fino ad allora perso punti solo all'esordio con la Spal ed in casa col Napoli rischiava nel primo tempo di veder vanificato il lavoro svolto, ma poi nella ripresa era riuscita ad invertire il trend.

Il rumore fatto suscitò qualche conseguenza, e la Lazio fu così lasciata in pace fino a quando, in prossimità della stracittadina, tutto riprese in maniera prepotente.

Casualmente prepotente?

In Curva Maestrelli per un turno di squalifica che i tifosi stavano scontando per RAZZISMO, alcuni fans biancocelesti attaccarono sulle vetrate degli adesivi che fecero gridare allo scandalo.

Risultato? Eco enorme, con tanto di corone di fiori gettate nel fiume, dichiarazioni di circostanza e severe prese di posizione. No, qualcosa non quadrava davvero, si era andato a toccare qualcosa di così pesante o quel qualcosa doveva occorrere da pretesto per controllare un mercato che, il Calcio, stava svelando tutti i limiti dei clubs amici al cospetto di chi invece sul campo iniziava a macinare...?

Sta di fatto che, con una classifica in cui la Lazio si stava avvicinando alla stracittadina con 4 punti di vantaggio, il Signor Luca Banti di Livorno pensò bene di anticipare la prova per la praticabilità del campo dell'Olimpico alle 15.40 invece delle 16.00.

Il caso vuole che proprio alle 15.40, mentre il giudice di gara entra in campo, smetta di piovere, e con buona pace degli astanti, giunti da Roma ma una trentina di ragazzi giunti anche dal Friuli, dovrà prendere atto di una frettolosa sospensione benché poi non pioverà più, anzi, ci sarà tempo per essere scaldati da un timido sole.

Roma corsara a Firenze, Lazio partita sospesa. Ci si affaccia alla stracittadina con un solo punto di vantaggio per i biancocelesti. E' il cinque di Novembre, prima di una sosta che sancirà l'assenza della Nazionale di Giampiero Ventura dal Mondiale di Calcio (seconda volta nella storia dopo il 1958) dove nelle due partite contro la Svezia si assisterà ad una gestione degli atleti abbastanza anomala.

LAZIO-UDINESE
Arbitro LUCA BANTI
Quarto Uomo NASCA
Var GUIDA
Ass.Var COSTANZO

Tornando all'impegno della Nazionale contro la Svezia, dei quattro tesserati presenti per i due clubs capitolini (due per parte), i due atleti della Lazio giocheranno tutti i centottanta minuti, mentre i due dell'altra compagine faranno staffetta, addirittura offrendo, nella partita di ritorno, un siparietto isterico con tanto di rifiuto sull'invito ad entrare del tecnico.

Si giunge così alla mattina del diciotto Novembre, giorno in cui, dopo tante polemiche per gli adesivi e con due giocatori chiave stanchissimi per la sei giorni nazionale, ci si approssima al derby.

La partita inizia e la Lazio non è affatto brillante, ma comunque sembra poter controllare una Roma che non fa molto per rendersi pericolosa.

L'inerzia del match viene rotta poco dopo l'inizio del secondo tempo da un fallo non fallo di Bastos su Kolarov che, complice la sciolina messa sotto gli scarpini, si adagia sul terreno dell'area di rigore laziale.

L'arbitro non esita un secondo: è rigore.

Anche in TV il replay verrà mostrato solo una volta, ed in modo abbastanza frettoloso, come se volessero nascondere la marachella. Solo due giorni dopo emergerà che il contatto fra i due è inesistente, ma il referto arbitrale ha già parlato ed è ormai troppo tardi per avanzare pretese.

La Roma va in vantaggio così, pochi minuti dopo l'inizio della seconda parte dell'incontro. Inerzia spostata e, con la Roma che gioca sul velluto e la Lazio che adesso deve fare la partita, un gran tiro da fuori area del giocatore belga Naingolaan, sul quale l'estremo difensore Strakosha sembra abbastanza morbido, dopo una manciata di minuti fa due a zero.

Varrà poco il rigore di Immobile su mano del difensore Manolas. La Var stavolta interviene prontamente ed occorrono ben due minuti e mezzo per accertare il tocco, netto.

La sensazione in quel frangente è che invece di accertare il tocco si stia cercando qualche cavillo o pseudo irregolarità per poter annullare, ma tant'è...

ROMA-LAZIO
Arbitro GIANLUCA ROCCHI
Quarto Uomo DAMATO
Var IRRATI
Ass.Var VUOTO

Settimana successiva al derby. La Lazio subisce il temporaneo sorpasso della Roma e d'incanto la questione adesivi si sgonfia. La Comunità ebraica non ritiene così offensivi i medesimi adesivi riproposti stavolta dalla controparte verso i laziali, ed il dubbio che tutto il rumore fatto non sia stato effettivamente per la mancanza di rispetto in sé del gesto ma pre-ordinata affinché le cose andassero come dovevano andare viene a più di qualcuno.

Ecco scendere all'Olimpico la Fiorentina. Ad arbitrare è Davide Massa di Imperia, che con la Lazio in vantaggio per una rete a zero non solo non vede un rigore su Parolo in area viola, ma ritiene di non doversi nemmeno avvalere del Var. Var che invece è necessario per dirimere un contatto in area laziale fra il giocatore biancoceleste Caicedo ed un difensore viola.

Var corregge. Rigore per la Fiorentina. Pareggio. Due punti in meno per la Lazio ed il Direttore Sportivo Tare che interviene ferocemente a fine partita sul campo per chiedere lumi sull'accaduto all'arbitro. Per questo scatteranno deferimento per il dirigente ed una multa salata alla società

LAZIO-FIORENTINA
Arbitro DAVIDE MASSA
Quarto Uomo GHERSINI
Var FABBRI
Ass.Var LONGO

Segue un'altra settimana di veleni dove la Lazio grida all'ingiustizia e dove si ha la netta sensazione che qualcosa voglia frenare la corsa dei capitolini.

All'orizzonte un Sampdoria-Lazio molto difficile da giocare a Marassi, ed una designazione, l'ennesima, di un arbitro che non gode di molti estimatori (per la verità tutta la sua famiglia) in quel di Roma, sponda biancoceleste: Paolo Silvio Mazzoleni.

Inizia il match, tutto bene. Le squadre si affrontano a viso aperto, e la Samp va in vantaggio. La Lazio gioca male, ma due invenzioni del fenomeno Sergej danno il là al pareggio e, in zona cesarini, al gol del vantaggio di Caicedo.

La Lazio espugna Marassi, un campo molto difficile, peccato però che questa vittoria sia macchiata da una svista arbitrale del signor Mazzoleni, dei suoi tre assistenti e dei due addetti al Var. Sembra che questa tecnologia non aiuti o non voglia essere presa in considerazione per tutti, comunque non vede un netto fallo di mano in area doriana, quello che sarebbe stato un rigore per la Lazio.

SAMPDORIA-LAZIO
Arbitro PAOLO SILVIO MAZZOLENI
Quarto Uomo MANGANIELLO
Var GIACOMELLI
Ass.Var VUOTO

Altre polemiche. Il campionato di passione della Lazio sembra non finire più. Il rapporto ormai logoro fra la società capitolina e l'AIA appare assai nervoso. La settimana non riporta serenità, ed il Var che a Genova non vede il lapalissiano fallo di mano del giocatore doriano in area viene addirittura designato per la partita successiva della Lazio, che i biancocelesti dovranno giocare contro il Torino all'Olimpico.

La Santa Barbara che fa esplodere definitivamente tutto. Quanto accade all'Olimpico quell'undici Dicembre non si può definire nemmeno più Calcio.

L'arbitro Paolo Giacomelli, che ha un profilo social che il suo ruolo super partes imporrebbe di non avere, nel quale appare ritratto con l'ex capitano giallorosso Totti ed in alcune foto al mare che denotano un certo ego, distrugge definitivamente le velleità laziali di contendere per i piani più alti della classifica.

Non solo non concede un rigore per un tocco di mano di un giocatore del Toro nella sua area (episodio identico alla settimana precedente), ma sulle successive proteste del calciatore Immobile, che contende al difensore del Torino Burdisso il pallone e il noioso reiterarsi di simili situazioni, lo espelle, lasciando una Lazio già stanca e nervosa in balia delle ripartenze di un Torino che, grazie alla superiorità numerica e alle svista dell'arbitro e le mancate segnalazioni dei suoi assistenti, ottiene il bottino pieno.

La reazione della società romana è tutta nelle parole del responsabile della comunicazione Arturo Diaconale stavolta. Sono parole dure, mirate, che puntano a denunciare un qualcosa, forse un disegno contro la società capitolina che “se non deve competere per le zone alte della classifica, venga detto e ci si regola di conseguenza”.

Tifosi impazziti. Oltre trecento persone attendono fuori dalla carraia della Tribuna Monte Mario l'uscita della quaterna arbitrale, ma un intero plotone di poliziotti in tenuta antisommossa è pronto per tutelare l'incolumità dei giudici, anche se appare evidente da quel pomeriggio che la Serie A “non è uguale per tutti”.

LAZIO-TORINO
Arbitro PAOLO GIACOMELLI
Quarto Uomo CHIFFI
Var DI BELLO
Ass.Var CARBONE

Una straordinaria partita della Lazio a Bergamo segue allo schifo visto contro il Torino a causa di arbitri in malafede. Un pirotecnico tre a tre in quello che un tempo era chiamato Brumana, dove le due squadre si affrontano a viso aperto e dove l'arbitro, finalmente, ha la capacità di restare a guardare sanzionando solo quello che va sanzionato, senza farsi prendere da un assurdo e decisamente consueto protagonismo.

Nella settimana pre-natalizia all'Olimpico è di scena il Crotone. La Lazio torna alla vittoria archiviando la pratica nel secondo tempo. Un importante quattro a zero in campo, cui però fa da contraltare la notizia del rifiuto da parte della quaterna arbitrale, del consueto pensiero natalizio fatto dalla Lazio.

Forse una manifestazione di alcuni mugugni, oppure una presa di posizione. Insomma, la Lazio defraudata di almeno otto punti dalla classe arbitrale, e la classe arbitrale che si offende con la Lazio rifiutando un omaggio natalizio.

Colpevole in questo, come contro il Torino, il silenzio di un Presidente della S.S. Lazio che, a differenza dei suoi stipendiati e tesserati (Inzaghi fa il diavolo a quattro), continua ad incassare senza dire nulla nei confronti di queste reiterate prepotenze di un potere oramai neanche più tanto nascosto, come se tutto gli andasse bene.

LAZIO-CROTONE
Arbitro GIANPAOLO CALVARESE
Quarto Uomo ABBATTISTA
Var BANTI
Ass.Var ILLUZZI

La Lazio nonostante i vergognosi arbitraggi ricevuti si presenta a Milano, sponda neroazzurra, con i favori del pronostico.

L'Inter dopo una partenza lampo sembra stia tirando il fiato. La squadra di Spalletti non è più quel brillante schiacciasassi di inizio stagione e l'Undici romano scende sul prato di San Siro senza alcun timore reverenziale.

Il primo tempo è un monologo biancoceleste, così come il secondo. L'Inter sembra la squadra in trasferta e gioca di rimessa sotto i colpi della compagine laziale che sembra solo in attesa della buona occasione per affondare il colpo giusto.

E l'occasione arriva. L'arbitro Rocchi vede un evidente fallo di mano in area e, forse complice la svista nel derby del mese precedente, decreta il calcio di rigore per la Lazio.

E' un rigore che c'è, il fallo è chiaro e nessuno griderebbe allo scandalo per una scelta simile, ma il Var stavolta chiama. Il Var avvisa. Il Var corregge. Nebulosa l'interpretazione dei falli di mano per gli arbitri con questo nuovo dispositivo tecnologico, fatto sta, che per la Lazio sono zero su quattro, mentre per altri lidi falli su azioni da gol, falli di mano, addirittura gol di mano ed un'altra copiosa serie di sviste e rigori inventati sembra non dar pensieri ad alcuno.

Quindi nulla. Niente rigore. Uno zero a zero ed una prestazione impeccabile per una Lazio stanca ed ormai al giro di boa, anche se con una partita da recuperare.

INTER-LAZIO
Arbitro GIANLUCA ROCCHI
Quarto Uomo ABISSO
Var DAMATO
Ass.Var SCHENONE

Non si possono vincere tutte le partite, ma non se ne dovrebbe toccare nessuna. La Lazio ci prova comunque, ma la FIGC e l'Associazione Italiana Arbitri ci stanno riuscendo.

E' il giro di boa, e la Lazio sale a Ferrara, nella tana della SPAL, per vendicare i due punti persi all'andata fra le mura domestiche.

La Lazio marca subito, ma quel simpaticone storico di Tagliavento concede in modo immediato un rigore alla SPAL che rimette a posto le cose. Il divario tecnico fra le due squadre è troppo anche per lui, forse il più bravo di tutti (a toccare le partite sulla base dei diktat del padrone intendo), fatto sta che Luis Alberto, con una finta che mette a sedere anche gli spettatori, ed una sontuosa prova corale spazzano via la SPAL a casa propria regalando alla Lazio altri tre punti importantissimi che la tengono lì, distrutta dagli arbitraggi ma lì, indesiderata ma lì, insieme a chi deve arrivare per forza.

SPAL-LAZIO
Arbitro PAOLO TAGLIAVENTO
Quarto Uomo PINZANI
Var IRRATI
Ass.Var AURELIANO

Fra il ventuno ed il ventiquattro Dicembre la Lazio mette altri sei punti in cascina e torna a far paura. Vengono sconfitte Chievo ed Udinese ed i biancocelesti si presentano a San Siro forti di una importante classifica che li vede a distanza siderale dai rossoneri, con ben quarantasei punti.

Ad aspettare la Lazio è un trittico di partite davvero insidiose, contro Milan, Genoa e contro la prima della classe. Il tutto è farcito dal doppio confronto con i rumeni del FCSB e con la gara di andata del turno di semifinale di coppa Italia, sempre col Milan.

La Lazio scende sul campo del Meazza per la seconda volta a distanza di un mese, ma come da copione accade l'ennesima porcheria. Passi l'arbitro, che non passa. Passino i suoi assistenti, che non passano. Passi il quarto uomo, ma non passa nemmeno lui. Gli addetti al Var non vedono che il giocatore milanista Cutrone segna il gol del vantaggio con la mano!!!

Quindi gente che ha a disposizione tecnologia simile all'occhio di falco nel Tennis ed al TMO nel Rugby, sports nei quali si riesce a capire se una pallina lanciata a centotrenta chilometri orari tocca o no una fettuccia di 5 centimetri, o dove si riesce a capire se l'ovale tocca a terra dentro un dedalo di una quarantina di braccia nerborute, non riesce ad accorgersi di un gol fatto con la mano su un cross dalla sinistra.

Va bene, devo credere questo, ma considerato l'ennesimo errore non errore (perché voluto), tecnicamente questi due dovrebbero andare a piantare patate invece di essere gli assistenti del Var (che ricordo, come gli arbitri hanno dei “rimborsi”).

Una Lazio comunque sottotono esce dal Meazza sconfitta per uno a uno. Arbitro della contesa è il signor Irrati.

MILAN-LAZIO
Arbitro MASSIMILIANO IRRATI
Quarto Uomo PINZANI
Var ROCCHI
Ass.Var DI LIBERATORE

Ecco, io ora dico, questa è una breve cronostoria di quanto accaduto fino ad ora nella stagione 2017/2018 della Serie A TIM, che io chiamo ORFEI perché più simile ad un circo che ad un campionato di Calcio.

Stamattina, 26 Febbraio (Grazie Lulic...non guasta mai...), curioso di vedere quali designazioni avrà deciso la Lega per l'incontro di ritorno di coppa Italia, dove la Lazio si gioca comunque una fetta importantissima della sua stagione “amputata”, attendo fiducioso la comunicazione on line, e questa puntualmente arriva.

Ad arbitrare l'incontro di ritorno di coppa Italia di Mercoledì 28, dopodomani saranno i seguenti arbitri:

LAZIO-MILAN
Arbitro GIANLUCA ROCCHI
Quarto Uomo PAOLO TAGLIAVENTO
Var MASSIMILIANO IRRATI
Ass.Var PAGANESSI

Qualcuno mi sa dire cosa devo pensare? Ma ne serve uno bravo bravo, perché considerati i precedenti di questa stagione, neanche il peggiore lobotomizzato poteva pensare ad uno staff così competente per rovinare l'ennesima partita della Lazio.

Ora, non che io credo che per loro sarà facile, se la dovranno guadagnare comunque contro la Lazio di quest'anno, ma almeno mi volete dire cosa cazzo sto guardando? Rocchi, Tagliavento e Irrati.

Sei dei dieci punti mancanti alla Lazio quest'anno sono opera di questi signori.



La semifinale la fate giocare ai giocatori oppure a decidere sono loro?

Roberto De Sanctis - All Rights Reserved

15/01/18

Pittura.






                          Non riusciva a comprendere poi tanto di quello che gli stava succedendo. Continuava a confondersi dentro il delirio della sua città tralasciandone il suono primario che aveva la dimensione di un fischio continuo. Si abbandonava all'ascolto di tutti quei rumori frammentati che rimanevano sotto quella rumorosa traccia e che finivano inevitabilmente, in mezzo al caos dal quale cedevano singolarmente per rassomigliarsi tutti.
Si inseguivano in miliardi di pezzetti, come fossero un insieme di anime che si infrangevano sapientemente messe in fila una alla volta. Chi contava quell'enorme linea tratteggiata doveva essere davvero un gran pittore di percorsi. Disseminate su un terreno che assomigliava più al volume che alla forma, ne metteva in fila di storie, tutte differenti una dall'altra, mentre le sapienti mani dell'abitudine avevano dipinte e messe intorno, penzolanti, in tutto quel groviglio di piccoli nulla che concentrici si scheggiavano velocemente andandosi ad urtare così forte da stridere fra loro.
In tutto questo sincopato mondo altri silenzi ed altre lettere dettate in tempi non sincronizzati facevano di un tutto non conforme quella tavola che riesumava ogni tonalità e che ne diffondeva anche di nuove in una sagoma di vuoto sordo rinnovata. Non esisteva un ordine, né tanto meno era dato a chi poteva percepirne il denso suono di cercarlo. Si finiva per isolare il tutto da tutto il resto, pensando di poter comprendere almeno quegli spiccioli di sana e distante follia da un mondo che echeggiava noia e lacrime da tutte le ovvietà e le cose immobili.
Sapide terrene mete, di bocche asciutte e rinnovati intenti gli sguardi sono pieni, ma in tutte le fragilità rotte da pile di lastre di alluminio luccicante e ermetico, serpeggiava ancora quel noioso sibilo che tutto insieme rendeva un caotico intenso rumore. Privilegio il riflettere per poi fermarsi ad assaggiare le emozioni, rotte a loro volta dal tempo andato via e da quello giunto, dilatavano i pensieri adoperando menti elettriche per calcolare e generare altre pressioni e intensità. Simmetrie di impulsi e predisposta carne votata al sacrificio al fine di comprendere quello che non è dato, di scuoterne il confine e misurare in sensazioni quanto manca all'assoluto per accendere quel fuoco che rimane. Rompe all'orizzonte come rompe dentro. Mescola in un solo tema cielo e fondo. Schiude un'altra volta ancora l'uovo di fenice che riaffiora alla vita dopo che morente e spento si è lasciato andare a quella selva di colori incolti.

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23/08/17

Oltre la prua.




               Marinai. Frigge il sangue all'emozione e corre. In tante grotte scavate fino in fondo si diffonde e torna riscaldando fino a ridurre tutti i corridoi in un arsa piana che non smette di bruciare. Spasmi e dilatate sensazioni attraggono mentre la chiglia dei pensieri manovra ed è come timone: sorregge e li dirige. Le volontà degli uomini concentrano il fluido di tutti in un'intera forza, sola, facendola convergere in una selva di recuperi mentre affilati arpioni e densa schiuma di mare mosso ricacciano pensieri e paure per quel raccolto che adesso rinfranca.
Alle spalle si lasciano la scia, che come pagina bianca e mai scritta gli ricorda e poi racconta di tutto quello che in passato è già stato fallito, ma mentre un'onda nuova arriva e sbalza, violenta quasi capovolge, l'acqua che ora accieca, è soltanto l'ultima metafora del fumo che al presente li attraversa. Naviga tagliandone fessure e lacero si scioglie per appartenerle ancora. Scioglie l'anima e con se porta il fardello della luce, mentre le nubi plumbee schiacciano tutta la via che prova a dissipare e divenire chiara rotta. Ami e lenza, pensieri e fantasie, con gli strumenti ormai vetusti l'esca perde e può soltanto accarezzare, mentre quel banco passa e mosso da marea lascia sfiorarsi scivolando e senza perdere o perire.
Inghiottiti da quel mare che li schiaccia, appiattiti sul viscido suolo che sorregge, trovano approdo ragionevole puntando i piedi e liberandosi da quegli spari d'acqua sotto i quali sono attacchi e sono attracchi. Madide, livide mani, arti gelidi e sopite percezioni, al freddo e al fondale che scivola e monta. Al di sopra di tutto questo, come fosse l'intera storia della vita che in quel mare esplode, tutto va via, tornando al piano di metallo arrugginito e ancora giù fra l'onde.
Un battito di palpebre è una foto. La scatta il marinaio mentre incamera esperienza in un istante solo. Compressa, la vita verticale di quell'attimo diviene storia, la tocca ed indelebile si va ad imprimere dentro il momento successivo, già fatto a forma di memoria. Sconvolge la massa di dati che in quel solo attimo lo investe, ne è penetrato come fosse fatto di materia simile ad un fulmine, e per non rischiare di perdersi e perdere la rotta, dopo aver volto il capo al retro e aver perso la scia, dirige gli occhi avanti, vedendo oltre la prua.

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21/08/17

Cosa vuol dire andato via?




        Cosa rimane negli altri di quello che si è? Soltanto tracce, impronte, o addirittura appena ombre.
Tracce sono le scelte, come altre tracce sono le pressioni che emotivamente si subiscono dagli altri e che si offrono. Tutto il resto sfiorisce, passa, rigenerandosi in una nuova esperienza che come fosse uno passo verso il resto dello spazio, in qualsiasi direzione, fa osservare stesse cose in modo sempre differente.
Scelte appunto, che mai sfioriscono, che mai, assolutamente mai, necessitano di giudice o difesa. In esse è tutto quanto, rinchiuso negli involucri al loro interno hanno il rispetto, rinchiusa hanno la verità, la libertà, forse la stessa bellezza. Si dilatano conservandone l'esclusivo senso, offerto in termini di lucida, consapevole coerenza, ma in due tempi: uno che agisce nel breve, come se il breve fosse rotazione, uno che ha effetti di rivoluzione, fatto per chi non usa quello stesso linguaggio, fatto per chi non lo comprende, fatto per chi, talmente concentrato sulla certezza che quel vetro mostra al di là, non è in grado di comprendere un linguaggio diverso dal proprio, consumato.
In questa arteria è il puro desiderio. Schiacciato dall'ossigeno, è certamente in grado di ferire e può comprimere. Rimane piatto e spesso, chiuso negli istanti dove la visione è stata completa, dove quel poco di epilogo appare e si mostra anche a chi non era in grado di vederlo precedentemente. Mai stancante, quel noioso osservare nell'attesa che qualcosa prima o poi possa accadere fugge via, scomparendo in tutto ciò che passa lungo il fiume che qualcuno chiama tempo, ove se non è rimpianto, è solo nuova intensità che compiuto il passo che permette finalmente di vedere ciò che prima era invisibile ora logora.

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24/02/17

FamoStoStagno.




                 Beh, oggi e' il gran giorno. O meglio, potrebbe essere per Roma un nuovo passo verso l' emancipazione e lo sdoganamento da certi personaggi che da decenni la opprimono, oppure no. E tutto sta, purtroppo, perché la natura evidentemente pubblica del problema, ha veramente molto poco di privato, come invece continuano a dire in molti per fare pressioni sulla giunta, e riguarda questo cavallo di Troia che deve dare il via all' urbanizzazione di una intera area di non so quante decine di ettari, lo stadio della Roma.
Oggi dunque e' il gran giorno. Oggi si deciderà per un si oppure per un no. Parliamoci chiaro, questi signori sono delle cinture nere di sciacallaggio e raggiro, di ricatto ed utilizzo improprio della Comunicazione e, per intenderci, le sapienti lingue dei degni compari d' oltreoceano non sono affatto da meno. Mi sorprenderei dunque, se alla fine non trovassero la strada per far dire si ad una giunta ancora troppo giovane e poco robusta per nuotare nelle stesse acque di questi squali, ma, e c' e' il ma, e' anche un enorme banco di prova per i cittadini romani di fede giallorossa. Si può finalmente valutare ad un effettivo banco di prova, il livello di maturità raggiunto, il livello di consapevolezza, degli abitanti romani, ai quali, per una volta, viene chiesto di mettere da parte l fede sportiva e valutare con terzietà, solo sulla mera opportunità che a una megalopoli simile sia data luce.
Sono convinto che c' e' ben poco per la Roma li dentro, e sono convinto che non c' e' proprio nulla per gli abitanti di quella zona. Ma in un sol colpo, Parnasi attraverso il plusvalore dei suoi terreni regolerà tout court le sue pendenze verso Unicredit, la banca, grazie a questo plusvalore rientrerà concretamente di una buona fetta di debiti congelati dalla Roma e, con la blindatura di questo legame ad incrocio, entrambi potranno agire da braccia e mente per inchinarsi al vero soldato coi soldi, quello americano, che ha chiesto garanzie su questa speculazione fin dal suo primo insediamento, utilizzando a tutti gli effetti l' associazione Sportiva roma come mezzo e tutto questo schifo come fine.
Oggi la giunta non sarà il centravanti, sarà il portiere. I cittadini romani potranno scegliere se essere guanti o difensori sulla linea, oppure chi ha venduto la partita per suoi scopi e fa autogol.
Coraggio Virginia. Coraggio Roma.

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14/02/17

Scorre lento il Tempo.





              Scorre lento il tempo. Sotto i colpi del Generale Inverno come un fiume ghiaccia e cela entro i confini suoi, solidi, un ridotto flusso. Gocce che pendolando sotto il freddo divengono cristalli e, a ogni momento, una caduta immagine di liquido essiccato si offre a chi la osserva. Madido andare stabilizza e aspetta, riposa. Come in letargo anch' io, sospesa la parentesi di sonno affioro e sciolgo, e in un risveglio ancora opaco ascolto, come se quella penna e su quel foglio non ci fosse che silenzio raccontato. Tace in una freccia scagliata e, dentro l' arco e quella corda che ora flette, taglia il vento come fosse lama, mentre incide solite tenaci resistenze che al passare si abbandonano soffiando come il fiato di uno yak.
Scorre lento il tempo. Abbandonato ai flussi di una vita che attraversa e che si affaccia. Esso stesso si comprime e si dilata a suo piacere fra esperienze e mutazioni di un presente chiuso dentro gli occhi di chi osserva. Pugni a terra, e scaglie, e polveri, testimoni di un presente che deflagra e rimodella. Anime e corde, fuochi fatui e sabbie che mutano colore. Mendica l' angolo di un sogno fra le nebulose oscene voglie dell' inchiostro. Scorre come pioggia di olio su una tela e fa dipinto di quel nulla invisibile agli altri, mentre vulcani e sismi strappano il tessuto del momento distaccandolo fra varie componenti.
Scorre lento il tempo. Sciame di scosse e polvere gialla che si alza, che non ne vuol sentire di placare il suo feroce impulso. Tremori affiorano qua e la di tanto in tanto, fra nuove polveri e nuovi pugni a terra, fra tutto quanto quello che non va e una insana voglia che trasale. Scioglie quel ghiaccio che torna a gocciolare, e sciolta e' la pietra lanciata dentro al mare. Fumose laviche colate immagina per ritornare a scrivere e fare in maniera tale che tutto si comprima dentro un battito di penna ad asciugare. Complesso di brividi di gelo ed aliti che vanno via. La pioggia passerà per far poggiare polveri, e dopo nuovo Sole asciugherà gli intenti. Ad una stalla delle bestie torneranno per mangiare e abbeverarsi. Di tutto questo non sarà rimasto che una piaga amara dentro le carni di chi lo ha attraversato, ed un bicchiere pieno imbeverà  come l' inchiostro che si poggia sulla carta di una pagina che già lo aspetta. Scorre lento il tempo.

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08/10/16

Nebula in fabula.




        
             Acredini inutili in un ambito dove se non ci si allea si e' destinati alla morte. Deserto, escursione termica, con il suo intollerabile calore e con il lungo brivido del gelo della notte. Meglio rinunciare alle esigenze dei singoli, ma soprattutto e' necessario lasciarsi indietro i capricci di priorità che obbedirebbero ad una routine di una vita normale.
In un clima dove e' così difficile resistere, dove e' necessario unirsi e assaporare quel venti per cento verso cui il nostro corpo si riduce e si appiattisce per donarci una sola possibilità, meglio abbandonare le sferzate di tutte quelle inquietudini dovute ai propri scopi. E occorre alleggerirsi su una obbligata convivenza, dove un estraneo può rivelarsi una persona conosciuta e dove ci si può accorgere che anche una persona conosciuta possa essere in realtà soltanto un estraneo col quale non si ha nulla a che fare.
Si finisce per affinare le proprie sensazioni, e si entra nella sfera delle affinità e delle possibilità di incontro comportamentale. Ogni spazio esplode divenendo al tempo stesso una parete concentrica dove arrampicarsi ed una mescola delle rispettive intensità. Condivise e non, fra le misture di dolorose rinunce e nuove motivazioni, si dilatano fra freddo e caldo torrido come le impronte lasciate a testimoniare quel che ad altri sembra solo un passaggio.
Carovane di gente o due persone, equipaggiati di materiale tecnico oppure solo di buona volontà. Si finisce per cancellare contrasti e convergere al fine di non vedere terminate le proprie vite. Un dipinto che si va delineando nella forma, come un ambiente ove l' angolazione del sole nel cielo gestisce e muta l' umore. Madide fronti e dispersione di liquidi per reagire al calore assomigliano a quella vernice dei pastelli che spennella sulle tavole pronte ad accogliere. Così la tela e' il corpo ed il colore quel che il corpo prova.
Avvertire, fuggire, morire. Scuole e stili, aghi o pennelli, cospargere del proprio passaggio quell' ambiente e sperare di poterlo firmare alla fine dell' opera. Ma di tutte quelle gocce che cadono al suolo chi ne ha contezza? Terribili tempeste di sabbia fra dune ed insetti in grado di resistere a quelle proibitive condizioni, mentre l' individuo, gli individui stanno soffrendo senza soluzione di continuità per poter vivere. Ed alla pittura restituisce contezza e confine, fra sudore disperso e liquidi da assumere con parsimonia.
Onde, magnetiche elettriche o di marea. Elementi, e negli elementi scosse e repliche che vanno dilatandosi. Quasi una ecchimosi che come traccia affonda fra la cute e le carni sincerandosi di rimanere per il resto del tempo che si deve attraversare, e che prende la forma di una cicatrice che ci dovrà tenere compagnia. Opera Omnia, quelle tracce e quel tempo dedicato a quell' ambiente così grave. Lascia delle scie di ricordo fra le pagine di vite che come libri sono scritte e che come le fronti della carovana si abbandonano silenti ad un destino contro il quale nessuno può far nulla in più che resistere.


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